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Dino Campana: un laboratorio nel Quaderno

Informazioni tesi

  Autore: Giorgio De Angelis
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Giuseppe Leonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

È giunto il momento di confrontarsi col mito-Campana.
Abbiamo visto come la sua vita sia stata spesso raccontata in modo da accrescerne la leggenda. Probabilmente la pazzia di Dino non si manifestò da subito, ma i difficili rapporti con la madre, la gelosia per il fratello Manlio, unitamente al suo particolare carattere, hanno fatto degenerare inesorabilmente delle problematiche che ai nostri giorni sarebbero state ritenute facilmente risolvibili. Va tuttavia sottolineato che, senza tali esperienze, Dino sarebbe rimasto un semplice bambino marradese, come tanti altri.
Proprio in quei rapporti umani complicati va ad innescarsi la scintilla che lo porterà a varcare le frontiere, geografiche e della propria anima, che riconsegneranno alla poesia e alla letteratura italiana uno dei suoi maggiori interpreti, certamente un autore dall’ampio respiro europeo.
Alla luce di queste considerazioni il Quaderno assume un valore ambivalente: costituisce, si, il laboratorio dei Canti Orfici, ma la sua importanza non si esaurisce in questa considerazione. Se alcuni componimenti confluiscono in CO, subendo svariate modifiche, correzioni e adattamenti, altri rappresentano un unicum di grandissimo valore poetico e tramandano le esperienze vissute dal poeta, i suoi studi, le sue conoscenze artistiche. Va poi sottolineato come in Q inizi a confluire la filosofia di Nietzsche, che tanto sarà importante per la realizzazione poetica dei CO e che sottolinea come, diversamente da d’Annunzio, Campana avesse davvero compreso ed interiorizzato i concetti di tale sistema filosofico, attraverso la lettura, in lingua originale, dei testi nietzschiani.
Nel suo insieme Q è anche un mondo a sé stante, scevro dei miasmi della storia e della politica, interamente incentrato sull’io lirico, sull’introspezione e sulle esperienze di vita, che getta nuova luce sulla poesia di Campana e ci consente di conoscere meglio il suo periodo giovanile, dal termine degli studi liceali, fino agli anni immediatamente precedenti alla pubblicazione dei CO. Alcune liriche, rimaste legate all’esperienza di Q, attestano la grandezza, la maturità e la validità della parola poetica di Campana, molto prima della stesura dei CO, ritenuti, da molti studiosi e critici, il punto più alto della poetica campaniana.

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1 Introduzione Come spesso accade, nella vita, gli incontri inaspettati si rivelano i piø belli. Ho conosciuto Dino Campana, attraverso i suoi scritti, in occasione di uno dei tanti esami universitari, ma la scintilla non è scattata istantaneamente: piuttosto direi che qualcosa della sua magnifica poesia si è sedimentato nel mio animo, e nel corso del tempo ha conquistato uno spazio sempre piø definito. Così è maturata la decisione di affidare a lui e ai suoi versi le sorti della mia tesi di laurea. Ciò che piø mi ha colpito è stato senza dubbio il suo vagabondare, il suo non riuscire a restare a lungo nella sua terra natia e la sua inquietudine, che lo ha portato a ricercare la verità nei “vichi profondi” dell’Italia, del mondo e della sua stessa mente. La decisione di visitare Marradi, paese che gli ha dato i natali, è stata inevitabile. Il viaggio tra gli Appennini è stato tortuoso, difficile, come a volte la sua poesia. Il mio lavoro voleva, inizialmente, indagare i Canti Orfici, l’opera piø conosciuta di questo straordinario poeta. L’arrivo al Centro Studi Campaniani, però, ha fatto crollare il castello che da mesi mi ero costruito: centinaia di libri, tesi, articoli, saggi dimostravano come i Canti fossero già ampiamente studiati. Tuttavia, tra le opere del poeta, ho scoperto il Quaderno, una specie di anticamera degli Orfici, ma non solo: una miniera di informazioni su ciò che era Dino Campana prima della stesura del suo capolavoro. Gli anni giovanili, le prime fughe, gli amori, gli studi, i suoi ricordi, le sue reminescenze affioravano da quei versi, così scarsamente conosciuti dal grande pubblico, ma così importanti, vitali. Il viaggio offriva inoltre possibilità di visitare i luoghi dove questi primi componimenti trovarono luce: i boschi, le montagne, il fiume Lamone, la casa materna, quella dello zio Torquato, Marradi, Campigno… Tornato a casa, e addentratomi nei testi, la mia vicinanza emotiva con Dino è cresciuta smisuratamente, al punto che, talvolta, mi ha addirittura fatto perdere la lucidità necessaria all’indagine e alla ricerca, anche se, piø di ricerca, dovrei parlare di viaggio, perchØ questo è stato. La prima operazione è stata, ovviamente, quella di reperire l’edizione dell’opera omnia, curata da Enrico Falqui. Così ho avuto modo di studiare i testi del Quaderno, visto che il manoscritto originale, su cui Falqui ha realizzato la propria edizione, è andato perduto. Altra guida importante, per l’impostazione del mio lavoro, è stato il libro di Silvano Salvadori Dino Campana prima dei Canti Orfici, che,

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