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“La va…ca d’Bursalen”: Le operaie della fabbrica Borsalino di Alessandria tra visione maschilista ed emancipazione.

L’occupazione femminile in Italia

L’Italia non ha mai avuto così tante donne che lavorano. Se alla fine degli anni Settanta non arrivavano a 6 milioni e mezzo, appena un terzo della popolazione femminile in età lavorativa, nel 2005 hanno raggiunto la cifra di 8 milioni e 800 mila, corrispondente al 45% delle donne tra i 15 e i 64 anni (Pruna, 2007). Tuttavia il tasso di occupazione femminile medio è molto inferiore agli altri Paesi avanzati; è addirittura uno dei più bassi.

Tra i Paesi dell’OCSE (tra i quali in media il 56% delle donne in età lavorativa ha un’occupazione) l’Italia risulta terzultima nella graduatoria, con uno scarto netto rispetto ai Paesi vicini: in Germania il tasso di occupazione femminile sfiora il 60%, mentre in Francia è del 57% (Pruna, 2007). Per capire queste cifre è necessario contestualizzarle: è vero che in Italia l’occupazione femminile è cresciuta, ma la disparità di opportunità tra uomini e donne perdura; il tasso di occupazione degli uomini supera in media di oltre 24 punti percentuali quello delle donne: quasi il 70% della popolazione maschile in età da lavoro è occupata. Questo ci fa capire quanto forte e consolidata sia l’asimmetria dei ruoli sociali nel mercato del lavoro.

Nelle regioni del Sud il divario tra occupazione maschile e femminile è più marcato, e arriva ad un massimo di 81% di uomini occupati nella provincia di Reggio Emilia e al 21% di popolazione femminile occupata della provincia di Foggia (Pruna, 2007). I tassi di occupazione variano anche a livello territoriale, e le disparità di opportunità tra le donne possono essere fortemente marcate anche in zone confinanti o vicine. Un ulteriore aspetto da tenere in considerazione per avere un’idea più chiara della dimensione dell’occupazione femminile è l’ammontare di ore di lavoro svolto dalle donne: perpetrando una tendenza iniziata decenni fa, la durata della settimana lavorativa continua lentamente a ridursi, soprattutto tra le donne, favorendo il loro ingresso nel mercato del lavoro. La possibilità di ridurre l’orario lavorativo, rendendo il lavoro più compatibile con le esigenze familiari, incoraggia le donne a svolgere un’attività e consente ad un numero maggiore di trovare un lavoro rispetto a quanto avverrebbe se tutti i posti di lavoro creati fossero a tempo pieno; il rovescio della medaglia è che le retribuzioni sono più basse e le opportunità di carriera ridotte all’osso. Questi cambiamenti d’orario hanno favorito anche un notevole cambiamento anagrafico delle donne occupate, che oggi in Italia sono soprattutto adulte: le lavoratrici tra i 35 e i 45 anni di età sono quasi il 56% delle donne occupate (Pruna, 2007) e sono loro ad aver contribuito in maniera così evidente alla crescita di occupazione nell’ultimo decennio.

Si tratta dell’esito combinato di tre fattori: il progressivo invecchiamento delle lavoratrici entrate nel mercato del lavoro in anni precedenti, la riduzione delle consistenti uscite femminili dal mondo lavorativo tra i 30 e i 45 anni e il crescente accesso occupazionale da parte di donne adulte (oltre i 30-35 anni), alimentato dalle maggiori opportunità di regolarizzazione di attività informali e occasionali. In Italia vi sono infatti meno di 600 mila ragazze tra i 15 e i 24 anni che lavorano, mentre le donne tra i 35 e i 54 anni hanno sfiorato nel 2005 i 5 milioni (Pruna, 2007). Questo cambiamento porta con sé implicazioni importanti in termini di organizzazione della società: abitudini di vita, gestione familiare, modelli di fecondità, regimi di welfare. Dietro questi numeri si intravede anche il diverso atteggiamento delle donne nei confronti del lavoro: molto più che in passato, infatti, difendono la centralità del proprio ruolo lavorativo anche quando nella loro vita aumenta l’importanza e il peso di quello familiare. Emerge, a questo punto della riflessione, la profonda inadeguatezza del sistema di welfare italiano - in particolare nei servizi alle famiglie - che, nonostante l’incremento di lavoratrici adulte, non appare di certo rafforzato. Se da una parte oggigiorno per una donna conciliare lavoro e famiglia appare possibile, dall’altra parte questa capacità non è dovuta ad un rafforzamento dei servizi ma a vari ridimensionamenti lavorativi (meno ore) e familiari (meno figli) (Pruna, 2007).

Questo brano è tratto dalla tesi:

“La va…ca d’Bursalen”: Le operaie della fabbrica Borsalino di Alessandria tra visione maschilista ed emancipazione.

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Informazioni tesi

  Autore: Gloria Gallinotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Corso: Comunicazione Internazionale per il Turismo
  Relatore: Laura Bonato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 187

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