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Il romanzo del dopoguerra spagnolo: strategie per eludere la censura

La censura secondo Delibes e il bisogno dell'ostacolo

Miguel Delibes ha espresso ciò che la censura significò per lui, così come per tutti gli autori spagnoli, in vari saggi e articoli. In España 1936-1950: Muerte y resurrección de la novela, l'autore ha infatti dichiarato che, in qualche modo, il fatto di sapere che tutto doveva essere esposto nel modo più sottile e insospettabile lo ha portato ad usare strategie più ricercate. Forse questo fu l'unico vantaggio della censura imperante della Spagna di Franco e, in un certo senso, gli intellettuali hanno arricchito le proprie capacità grazie ad essa:

[...] acaba por ser un estímulo de la imaginación del escritor que le lleva a esquivar el toro y a buscar soluciones inteligentes para decir lo que pretende decir sin ofenderla ni encabritarla”.

Quindi, in una sorta di ironica considerazione del vizio come fosse una virtù, Delibes guarda il lato positivo di questa costrizione impostatagli negli anni del regime. La censura diventa una risorsa, un ostacolo che gli permette di fantasticare, di allenare la propria capacità immaginativa. In altre parole, ciò che ostruisce il passaggio verso una canonica soluzione permette di elaborarne altre non convenzionali e di sviluppare ulteriormente il pensiero creativo, proprio come in una situazione di problem solving. Delibes agisce come Giacomo Leopardi nella creazione de “L'Infinito”. È bene ricordare cosa permette a Leopardi di formulare un concetto come l'Infinito: la siepe. Se questa non ci fosse, il poeta vedrebbe tutto il paesaggio di fronte alla sua finestra senza nessuna difficoltà, senza aver bisogno, appunto, di immaginare niente. Al contrario, quello che non sa e che non conosce lo porta a elencare le sue ipotesi sull'infinità che nasconde la siepe. La siepe è per Leopardi ciò che la censura è per Delibes: un impedimento funzionale alla propria riuscita. E l'infinito che il poeta immagina è proprio quel mondo chiuso e nascosto in sé stesso che non riusciva a tirare fuori da solo. Cioè, l'ostacolo diventa aiuto:

Il poeta si trova in un luogo chiuso, limitato da un “ermo colle” e da una “siepe”, che gli impediscono di osservare vasti spazi, fino all'“ultimo orizzonte”. Ma, attraverso questi ostacoli, anzi malgrado essi (o proprio grazie ad essi?) vede al tempo stesso “interminati spazi”, vede cioè un paesaggio invisibile”.

Nel momento immediatamente precedente alla stesura del componimento, il poeta è immerso nella sua creazione poetica. Egli si sforza di, appunto, creare ciò che non gli viene mostrato da quel mondo che non riesce a vedere:

[...] quel momento di “preopera” […]. […] nel caso di Leopardi il suo “idillio” sembra indicare […] la via statica, fondata sulla solitudine e sulla contemplazione dello spazio […] che trasforma il mondo umano, chiuso e limitato dei nostri cinque sensi, nel mondo dell'“infinito””.

D'altra parte, Cinco horas con Mario non fu l'unica opera che l'autore riuscì a pubblicare indisturbato, ma anche Las ratas (1962) e Viejas historias de Castilla la Vieja (1960), data la sua rassegnazione a non scrivere commenti espliciti sul regime dopo la censura subita come giornalista:

– […] esta novela fue el recurso que encontraste ante la censura que te impedía seguir con una política de denuncia en El Norte de Castilla.
– [...] Las ratas y Viejas historias de Castilla la Vieja son la consecuencia inmediata de mi amordazamiento como periodista. Es decir, que cuando a mí no me dejan hablar en los periódicos, hablo en las novelas. La salida del artista estriba en cambiar de instrumento cada vez que el primero desafina a juicio de la administración
”.


Quindi, in un certo senso, la censura permetteva a un autore di reinventarsi, seppur a causa di premesse e motivi sbagliati.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il romanzo del dopoguerra spagnolo: strategie per eludere la censura

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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Cimaroli
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2021-22
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Lingue Moderne e Interculturalità
  Corso: Lingue e letterature moderne euroamericane
  Relatore: Gabriel Andrés Renales
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

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