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Il colloquio nella mediazione familiare

La comunicazione e la persuasione nel colloquio

Il colloquio è fondato esclusivamente sulla comunicazione, per cui in genere la relazione d’aiuto non si serve di farmaci, bisturi, di mezzi fisici. Comunicazione che è caratterizzata dalle parole ma non solo, perché queste sono solo una parte del linguaggio.
La comunicazione è composta da varie componenti che sono costantemente connesse tra loro per cui spesso una loro distinzione potrebbe risultare artificiosa.


Nonostante ciò è possibile individuare almeno quattro diverse tipologie di comunicazione.
La comunicazione verbale coinvolge un emittente che attraverso una successione di segni invia un messaggio ad un ricevente e trasmette informazioni principalmente sul piano dei contenuti.
La comunicazione non verbale fornisce informazioni sul piano della relazione ed ha quindi la funzione di mantenere o dirigere volontariamente o involontariamente le relazioni umane.
Questa è costituita da movimenti del corpo, da fenomeni paralinguali (riso, sbadiglio, pianto, silenzi, tono della voce), dalla posizione nello spazio (distanza tra sé e gli altri, orientamento del corpo), dalla sensibilità tattile ed olfattiva (odori, contatti, stimoli, temperatura) e dagli artefatti (abbigliamento, trucco, accessori).
Attraverso la comunicazione non verbale è possibile avere percezione degli altri, classificare le diverse situazioni ed i diversi comportamenti.
La comunicazione può essere, quindi definita come la trasmissione di informazioni da un organismo ad un altro mediante simboli, comportamenti mimici, verbali, grafici (Dalla Volta, 1974).
Secondo Galimberti, la comunicazione indica “quello scambio di messaggi le cui forme comunicative sono studiate, a seconda della forma, della funzione e della destinazione, dalla psicologia, dalla linguistica, dalla sociologia, dalla teoria dell’informazione e dalla cibernetica”.
La comunicazione umana può essere descritta come un’interazione umana fra un emittente di un messaggio ad un destinatario.
Affinché sia operante il messaggio deve essere riferito ad un contesto che sia conosciuto e compreso dal ricevente. Il messaggio deve, inoltre essere costituito da contenuti verbali suddivisi in output, cioè informazioni ricevute e decodificate in uscita ed input, in pratica informazioni immesse in entrata. Il messaggio deve, poi essere composto da un codice comune per mittente e ricevente: il più conosciuto è sicuramente il codice linguistico, il quale attiene alla capacità che le persone hanno di saper produrre e saper interpretare il linguaggio verbale parlato: esistono anche quello non verbale e paralinguistico. Infine il messaggio deve essere rappresentato da un contatto fisico o psicologico, che permetta di stabilire e mantenere la comunicazione.
Lo studio della comunicazione umana si può dividere in tre settori diversi che analizzano le diverse funzioni che acquista la comunicazione nei differenti contesti in cui è applicata:la sintassi, che si riferisce ai temi relativi all’informazione, come canali, capacità, rumore, ridondanza; la semantica, che riguarda il significato delle parole. Cioè la relazione tra i segni e le loro definizioni; la pragmatica, che studia gli effetti e le influenze della comunicazione sul comportamento attraverso lo studio dei segni e del loro diverso uso in base alle persone ed alle situazioni.
Riguardo al linguaggio non verbale, una parte importante riveste la prossemica, il linguaggio delle posizioni nello spazio.
Oltre alla prossemica che si occupa dello studio delle posizioni nello spazio ci sono altre scienze che studiano ulteriori aspetti del linguaggio non verbale come il tono della voce o il vestirsi, a testimonianza che, a volte, la comunicazione non verbale è più influente, nella definizione della relazione, di quella verbale (Watzlawick, 1971).
In ambito clinico vi sono alcuni approcci che si rifanno alla “pragmatica della comunicazione”, settore di studio che pone le proprie basi sulle ricerche di autori come Watzlawick e quelli della scuola di Palo Alto. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il colloquio nella mediazione familiare

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Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Lorello
  Tipo: Tesi di Master
Master in MEDIAZIONE FAMILIARE I LIVELLO
Anno: 2013
Docente/Relatore: Francesca Ritorto
Istituito da: Università degli Studi Nicolò Cusano -Telematica Roma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

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