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L'imperatore Giovanni II Comneno

La letteratura encomiastica sotto Giovanni II Comneno

Sotto i Comneni, l'encomio si arricchisce di una nuova virtù: l'audacia. Teofilatto di Acrida, in un'orazione per l'imperatore Alessio I Comneno, celebra sotto il titolo di audacia l'esercizio di virtù civili ed umane (prudenza, filantropia, mitezza), che disciplinano l'uso della forza bruta e rendono i Romei moralmente, più che fisicamente, superiori ai barbari.

Ma dai testi in onore di Giovanni II Comneno è mostrato in pieno il cambiamento avvenuto nella composizione dell'encomio, segno della cura che questo imperatore pose nella "confezione" della propria immagine per mantenere il favore dei sudditi, in particolare di quelli della capitale. Non vengono trascurate le virtù pacifiche di mitezza, filantropia, sincerità, giustizia e pietà; dove era possibile, l'imperatore veniva pure esaltato come vincitore di battaglie incruente. Tuttavia questi componimenti non promuovevano l'ideale della pace, ma idealizzavano costantemente l'uso della forza.

Un esempio molto eloquente di quanto appena affermato ci viene fornito da un componimento di Teodoro Prodromo per Giovanni II Comneno, in seguito alla conquista della città di Castamone.
Ne riportiamo uno stralcio in cui viene evidenziata la dimensione militare del sovrano:

Ed Egli [Dio] dall'alto, dall'etere udì la voce,
ed ebbe pietà della dolente [ la città ], e quale difensore inviò
dapprima il tuo genitore, il più nobile fra i sovrani, e poi
te, possente distruttore di città, figlio valente di Alessio.
E ti cinse le caviglie del cinto splendente,
bello, ben lavorato, quale portano i sovrani;
e nel petto quindi ti pose l'animo bellicoso
e nel cuore prudente ispirò saggi consigli,
e donò celerità alle ginocchia e vigore possente.
E di tutte le cose la grazia ti coronò assieme alla guerra:
del maneggiare l'arco, del cavalcare e della lancia aguzza;
e ad una mano porgeva lo splendido bastone,
lo scettro, insegna di sovranità; e nell'altra
ti diede le armi dalle borchie d'argento, per respingere le genti persiane.

[Teodoro Prodromo, Al porfirogenito e imperatore, sire Giovanni Comeno per la presa di Castamone, 19 – 32].

Per mantenere il suo valore contro il logoramento di una circolazione continua, l'immagine imperiale non doveva solo essere riprodotta continuamente come nuova di zecca, ma anche attualizzata: in altre parole, essa doveva riflettere il continuo cambiamento del potere imperiale e della società.
L'ideologia di guerra negli encomi per Giovanni II è costruita con quattro elementi: celebrazione delle qualità di capo dell'imperatore; glorificazione dello spargimento del sangue dei nemici, della conquista, del saccheggio; presentazione del conflitto come una guerra giusta di riconquista e liberazione; l'augurio che le vittorie e il dominio del sovrano si estenderanno fino ai confini della terra.
L'imperatore talvolta è lodato per la sua abilità di stratega, specialmente nell'impiego di macchine d'assedio. Nel complesso, tuttavia, il suo impegno personale come condottiero è sottolineato in termini di audacia, con enfasi particolare per le qualità di vigore e sopportazione (resistenza). In un linguaggio che riprende quello usato per descrivere le lotte dei santi asceti, Prodromo loda ripetutamente l'imperatore per le marce senza cibo né sonno, la sopportazione estrema del caldo e del freddo e, soprattutto, il copioso sudore, tutto a vantaggio dei suoi sudditi.
Il motivo del sudore imperiale è abbinato a quello altrettanto simbolico e fisico del sangue barbarico che l'imperatore versa a torrenti. Questo serve per rappresentare tutto il complesso di distruzione inflitto dai suoi eserciti. Viene fatto intendere che i nemici (Turchi, Armeni, Latini d'Oriente) sono essi stessi causa della loro distruzione, per avere occupato, in modo violento ed illegale, città e territori romei. Si tratta quindi di una guerra giusta contro invasori stranieri. Nel caso dei Turchi, si tratta sempre di una guerra santa contro i senza Dio, empi nemici della cristianità. [...]

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Informazioni tesi

  Autore: Marcello La Venia
  Tipo: Laurea vecchio ordinamento (pre riforma del 1999)
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Renata Gentile
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 207

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impero
comneni
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