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I diritti umani tra diritto interno e CEDU: la questione delle carceri e del ''fine pena mai''

La nascita del 41-bis

All'indomani delle stragi mafiose di Capaci e via d'Amelio, lo Stato nell'intento di sradicare la criminalità mafiosa e non solo, introdusse ulteriori strumenti di lotta alla criminalità organizzata, l'art 41 bis, comma 2, legge n.354 del 1975. A partire dagli anni Settanta, infatti, la mafia aveva cominciato ad assumere una posizione di rilevo nell'economia, accrescendo la propria potenza e accentuando le sue capacità di condizionamento in politica; inoltre, formazioni sociali eversive cominciavano a rivendicare richieste e posizioni attraverso lo strumento della lotta armata: ed innanzi ad un tale fenomeno criminale l'intervento penale è andato a colmare, attraverso una legislazione d'emergenza, richieste di immediata difesa socio-individuale.  
Il 13 maggio 1991 venne introdotto il decreto-legge n. 152 con relativa legge di conversione del 12 luglio 1991 n 203 recante "provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell'attività amministrativa". Prende forma quello che in dottrina si chiamerà ergastolo ostativo: un ergastolo che, sulla base della presunzione di pericolosità del condannato non collaborante, esclude qualsiasi possibilità di liberazione. Tale applicazione comporta la sospensione delle norme abituali dei detenuti ed internati. In particolare, le restrizioni saranno imposte a quanti sono privati della libertà personale in relazione ai gravissimi delitti riguardanti le associazioni di tipo mafioso, criminale, terroristico o eversivo. La ratio della norma è quindi quella di evitare che le persone accusate di tali reati possano mantenere i collegamenti con i propri associati e porre in pericolo l'incolumità e l'ordine pubblico. Due sono le linee di intervento del legislatore: da una parte l'inasprimento del trattamento penitenziario dei condannati per delitti riconducibili alla criminalità organizzata, dall'altra l'introduzione di una legislazione premiale per i c.d. collaboratori di giustizia, entrambe analizzate nel seguito. 
L'art. 1, comma 1, del d.l. 152/1991, introduce infatti nell'ordinamento penitenziario il nuovo articolo 4-bis, rubricato “Divieto di concessione dei benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti”, modificato negli anni immediatamente successivi da diversi decreti-legge, che fa entrare nell'ordinamento il c.d. ergastolo ostativo, quella particolare pena per cui il condannato, contro ogni fine di rieducazione, potrebbe non uscire mai dal carcere. Il legislatore fissa le condizioni in presenza delle quali i condannati per alcuni gravissimi delitti, più o meno strettamente riconducibili alla criminalità organizzata, comune e politica oggi riconducibili a reati di mafia e di terrorismo, traffico di esseri umani, sfruttamento della prostituzione minorile e sfruttamento di minori per la produzione di materiale pornografico, violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona a scopo di estorsione, alcuni reati in materia di droga, traffico di migranti possono accedere alle misure alternative alla detenzione, al lavoro all'esterno e ai permessi premio: originariamente si richiedeva che fossero stati acquisiti “elementi tali da far escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva”; secondo la versione ora vigente dell'art. 4 bis co. 1 ord. penit. (d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv. nella l. 7 agosto 1992, n. 356), i condannati per tali delitti non possono essere ammessi ai c.d. benefici penitenziari, né alle misure alternative alla detenzione – con l'eccezione della liberazione anticipata – se non in quanto abbiano ‘utilmente' collaborato con la giustizia ex art. 58 ter ord. penit. [...]

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Informazioni tesi

  Autore: Catia La Bella
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scuola di Amministrazione Aziendale
  Corso: Scienze dell'Amministrazione
  Relatore: Giampaolo Gerbasi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 140

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