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Una singolare terapia di coppia

La prescrizione

Il cambiamento discusso e affrontato in seduta deve essere esteso anche fuori dallo studio del terapeuta. Per facilitare questo cambiamento, il terapeuta potrà assegnare dei “compiti a casa” sotto forma di prescrizione terapeutica.
La prescrizione consiste nell’assegnare dei compiti (piccoli gesti, frasi, azioni) in seduta che il paziente/la coppia/la famiglia dovrà svolgere a casa, ogni giorno fino alla seduta successiva. Il contenuto dei compiti assegnati deve emergere organicamente dalla seduta e sarà strutturato in collaborazione con i pazienti stessi. Il terapeuta definisce, insieme alla coppia, il tempo, la durata, la frequenza e il luogo.
L’obbiettivo è quello di inserire un cambiamento, modificare lo schema quotidiano. Questa tecnica permette anche di verificare le reali risorse/intenzioni dei pazienti: l’adesione ai lavori assegnati a casa è un buon indicatore del relativo impegno verso il cambiamento.

Il valore dei compiti comportamentali esterni alla seduta è stato riconosciuto da decenni di terapia di coppia (Scheldon e Ackerman, 1974). L’interpretazione, l’analisi e a riflessione, parti integranti della terapia individuale, sono insufficienti come mezzi risolutivi dei problemi quotidiani che gran parte delle coppie e delle famiglie è obbligata ad affrontare. Secondo L’Abate (1986) ed Andolfi (1980), il terapeuta deve svolgere un ruolo attivo e direttivo sia durante l’ora di terapia che nelle deleghe di lavori assegnati a casa. I clienti imparano facendo (modifichiamo lo stato d'animo attraverso la fisiologia) e quindi hanno bisogno dell’opportunità di praticare ripetutamente nuovi comportamenti e di elaborare le loro conseguenze allo scopo di sviluppare atteggiamenti, cognizioni, comportamenti e sentimenti alternativi e più funzionali.
Di fondamentale importanza, al fine di una efficace prescrizione, sarà il rapporto tra paziente e terapeuta: il terapeuta deve avere il giusto potere, fondato sulla fiducia, per poter ricevere il consenso necessario all’esplicazione dei “compiti a casa”.
La letteratura sulle prescrizioni non fornisce indicazioni specifiche ed univoche.
Riportiamo uno spezzone tratto dalla seconda seduta di psicoterapia con la coppia descritta nel capitolo tre di questa tesi, come esempio di una prescrizione funzionale. La terapeuta parte dall’individuazione di un sentimento comune (il dispiacere nei confronti della situazione attuale) per chiedere ai coniugi un semplice gesto quotidiano che vorrebbero ricevere quale dimostrazione della volontà di risolverlo/dissolverlo.

Terapeuta: “Basandoci su questo sentimento comune, possiamo fare un tentativo per trovare un punto di incontro? Quale piccolo gesto potrebbe mettere in atto suo marito per farla stare meglio?”
Moglie: “Potrebbe sforzarsi lui di venire su dopo cena, poi scendere per portare fuori i cani. È la presenza che richiedo, di averlo affianco”.
Terapeuta: “Quindi potremmo dire che alle 21.30, fino alle 22.30 suo marito starà in camera da letto con lei. Questo le sembra fattibile? Adesso mi dica un gesto che sua moglie potrebbe fare per lei, per farla stare meglio”.
Marito: “Uscire?”
Terapeuta: “Questa mi sembra una cosa di cui avete già discusso e che non funzionerebbe. Cos’altro le viene in mente. Un piccolo gesto che le farebbe piacere, piccolo, ogni giorno, rivolto a lei, per lei”.
Marito: “Le ho sempre detto che mi piacerebbe che lei dedicasse più tempo alle nostre famiglie”.
Terapeuta: “Questa non è una cosa che riguarda la coppia. Pensavo più a qualcosa che riguarda voi due, che farebbe piacere ricevere a lei personalmente da sua moglie”.
Marito: “Personalmente, vorrei vivere mia moglie fuori”.
Terapeuta: “Ok, quindi, eliminando la sera che abbiamo già visto essere difficile. Individua un altro momento della giornata in qui chiedere di stare insieme?”
Marito: “Prima di cena. Dalle 17.00 alle 19.30, magari una passeggiata fuori..”
Terapeuta: “Una cosa ancora più personale. Questo mi sembra un argomento che non funziona ora come ora”.
Marito: “Più affetto”.
Terapeuta: “E’ una bella richiesta ma troppo generica. Noi stiamo cercando una piccola azione simbolica. Non le viene in mente niente?”
Marito: “Porta fuori il cane lei”.
Terapeuta: “Anche questo è altro. Niente?” ...
Marito: “Allora, mi verrebbe in mente di dire di abbandonare il telefono”. ...
Terapeuta: “Ok. Quindi riassumendo quello detto fin ora vi prendete questo impegno: lei sale in camera da letto dalle 21.30 alle 22.30 e state vicini.
E lei dalle 19.30 alle 20.30, che coincide con l’orario di cena, fa sparire il cellulare. Va bene? Questo è un tentativo di sondare il vostro impegno. Queste indicazioni sono una prescrizione, che io faccio a voi. Può sembrare banale, semplice. Ma non lo è. Richiede impegno e perseveranza”.


Questo esempio spiega anche la difficoltà del terapeuta difronte le resistenze del paziente che “non capisce le indicazioni”, “non desidera niente”, “non ha idee”. Inoltre, altra resistenza frequente nei pazienti è quella di sottolineare come, il compito, sia un gesto finto, una recita che per questo non ha senso. È qui che il terapeuta deve sfruttare tutto il rispetto e il potere costruito fino a questo moneto, per imporre i compiti a casa come una prescrizione medica da eseguire come dimostrazione di essere realmente interessati a “guarire”.

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Questo brano è tratto dalla tesi:

Una singolare terapia di coppia

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Di Vanni
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia
Anno: 2016
Docente/Relatore: Corrado Bogliolo
Istituito da: Istituto di Psicoterapia Relazionale IPR di Pisa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

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Parole chiave

psicoterapia
sistemico-relazionale
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