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La riduzione del technostress da smart working durante il COVID-19

La relazione tra smart working e technostress durante il COVID

Per poter svolgere il lavoro tramite la modalità di smart working è necessario utilizzare strumenti tecnologici ed informatici (legge n.81/2017). Tra i cambiamenti effettuati in conseguenza dell'emergenza COVID c'è stata un'adozione diffusa dello smart working, che ha raggiunto dimensioni notevoli; dunque anche l'esposizione alla tecnologia da parte dei lavoratori è aumentata (Molino et al., 2020). Inoltre, un altro fattore rilevante risulta la potenziale applicazione estensiva dello smart working come modalità lavorativa anche nel futuro prossimo. La combinazione di questi aspetti contribuisce a costituire un terreno fertile per il potenziale sviluppo di technostress, e rende quindi la relazione tra smart working (o lavoro da remoto in generale) e technostress più forte (Spagnoli et al., 2020; Camacho et al., 2022).

Questo paragrafo si focalizza sul legame tra lo smart working e la condizione di technostress, nello specifico alla luce dei cambiamenti avvenuti nel contesto lavorativo a causa della pandemia di COVID. Risulta infatti importante evidenziare non solo la natura tecnologica dello smart working, che intuitivamente rappresenta il fattore di rischio più "forte" del technostress, ma anche altre variabili contestuali, come la novità della modalità lavorativa, la novità delle richieste poste ai lavoratori e la presenza della situazione di emergenza (Troll et al., 2021; Camacho et al., 2022).

Alcuni studi avevano già individuato come alcune caratteristiche del lavoro da remoto svolgessero un ruolo di antecedenti del technostress, in condizioni "non pandemiche" (Camacho et al., 2022). Durante la situazione pandemica, tali caratteristiche si sono combinate ad altre variabili, andando a rafforzare alcuni antecedenti, e rendendo la relazione tra essi e la comparsa di technostress più forte (Oakman et al., 2020); inoltre, si è osservata anche una relazione tra il potenziamento di questi antecedenti e diversi esiti negativi per il benessere psico-fisico degli individui (Spagnoli et al., 2020; Camacho et al., 2022).

Gli aspetti peculiari che hanno caratterizzato lo smart working durante il periodo pandemico, e che hanno determinato una generale maggiore difficoltà nell'affrontare il contesto sono stati l'obbligatorietà e la velocità del passaggio al remoto e la conseguente necessità di adattamento e aggiornamento da parte dei lavoratori, nonché lo svolgimento del lavoro all'interno delle mura domestiche (Chong et al., 2020; Barbieri et al., 2021).

A tal proposito, è stata individuata una variabile importante nel moderare la relazione tra lo smart working e la condizione del technostress, ovvero la qualità dell'esperienza del lavoro da remoto. Uno studio di Erdogan e colleghi (2022) ha infatti individuato come un'organizzazione funzionale e adatta della modalità lavorativa determinasse una generale esperienza migliore per i lavoratori, con una conseguente riduzione dei rischi di technostress, oltre che un generale benessere (Erdogan et al., 2022).

Vi sono delle variabili e dei fattori di rischio che hanno determinato un aumento di technostress a partire da un'influenza sui singoli technostressor, e il primo di questi è sicuramente il tecno-sovraccarico. Si è già infatti osservato in che modo l'uso della tecnologia nel lavoro possa portare ad un sovraccarico a causa della grande quantità di informazioni da processare in tempi brevi (Nisafani et al., 2020); nel caso dell'emergenza pandemica e dell'applicazione dello smart working in tale situazione, il sovraccarico è ulteriormente aumentato a causa della necessità di mantenere certi livelli di produttività da parte dei lavoratori, unito al fatto di doversi adattare alla nuova modalità lavorativa (Molino et al., 2020; Camacho et al., 2022).

Inoltre, il lavoro a distanza si è configurato come un lavoro dai ritmi veloci e con confini temporali poco definiti, portando i lavoratori ad essere potenzialmente sempre raggiungibili, ad avere una generale estensione dei normali orari di lavoro e dunque un aumento dei tempi di esposizione alla tecnologia; anche questi aspetti hanno contribuito ad aumentare il carico lavorativo (Oakman et al., 2020).

Un aumento del carico lavorativo determinato da un uso intensivo della tecnologia è stato riscontrato non solo nei lavoratori dei comparti operativi, ma anche all'interno del cosiddetto "middle management", dunque quei manager che hanno la funzione di "ponte" tra il nucleo operativo e il vertice decisionale dell'organizzazione. È stato infatti individuato come anche in questi lavoratori ci sia stato un aumento del technostress, determinato proprio dalla necessità di sopperire alle difficoltà nella gestione dei dipendenti e dei risultati, tramite l'utilizzo degli strumenti tecnologici (Spagnoli et al., 2021).

Questo brano è tratto dalla tesi:

La riduzione del technostress da smart working durante il COVID-19

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Informazioni tesi

  Autore: Fabio Corona
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2021-22
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Psicologia dei Processi Socio Lavorativi
  Corso: Psicologia
  Relatore: Marcello Nonnis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

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Parole chiave

stress
benessere lavorativo
smart working
technostress
covid
lavoro da remoto

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