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La violenza sulle donne: da fenomeno sommerso a problema sociale

La sociologia del crimine

La sociologia del crimine si occupa di studiare l'origine e lo sviluppo del diritto penale all'interno della società. Le domande a cui il sociologo costruzionista deve tentare di dare una risposta sono tre:
1. Per quale motivo si riescono ad etichettare come criminali alcune azioni sociali e non altre?
2. Perché alcune azioni sono considerate devianti e/o criminali e altre no?
3. Attraverso quale modalità e quale processo viene attribuito il carattere deviante e/o criminale ad alcune azioni sociali?

Una risposta generica alla prima domanda potrebbe essere che il processo di criminalizzazione è un'attività molto complessa e questa non è mai una strategia posta in essere da un soggetto singolo; vengono infatti in gioco diverse forze, alcune delle quali sono soggetti istituzionali, che possono avere logiche confliggenti. Inoltre gli organismi che vi intervengono possono anche avere carattere economico e quindi avere interesse a criminalizzare determinate situazioni piuttosto che altre.

Per quanto riguarda il secondo interrogativo, si può dire che in questo caso sono determinanti anche le ragioni di tipo storico. Infatti, proprio perché la realtà sociale è un qualcosa che costruisce chi la vive e ha interazione con essa, questa può mutare nel tempo insieme ai valori fondamentali su cui essa si fonda.

Per quanto riguarda poi l'ultimo interrogativo, si può affermare che il cd. ’processo di criminalizzazione’ si compone di più fasi. Nella prima, in cui avviene la produzione delle norme penali, il sociologo studia le scelte che portano ad etichettare come 'criminale' una determinata azione piuttosto che un'altra. Si noterà che, a seconda del contesto sociale, gli stessi fatti possono essere considerati crimini o meno (pensiamo per esempio alle mutilazioni genitali femminili). La seconda fase ha come attore principale la polizia giudiziaria, la quale si occupa di dare attuazione alla legge penale, cercando di reprimere il crimine ed etichettando – ovvero selezionando – come criminali i soggetti che hanno commesso determinati reati. Altra fase, altrettanto importante e selettiva, è la terza: questa è successiva all'attività di indagine della polizia ed è la fase del dibattimento processuale, nella quale la verità storica molto spesso si discosta – e di molto – dalla verità che viene ricostruita nelle aule di tribunale. Quarta ed ultima fase, è quella dell'esecuzione della pena.
In questo lavoro ci si occuperà in particolare della prima fase e ci si concentrerà sulla nascita dei nuovi reati che hanno come vittime le donne, cioè i maltrattamenti in famiglia, la violenza sessuale, lo stalking ed il femminicidio. Come più volte sottolineato nel primo capitolo, molti dei diritti che le donne oggi si vedono riconosciuti e molti dei delitti che prima non venivano puniti, sono stati frutto di forti battaglie contro una società improntata sul patriarcato. Sarà quindi interessante studiare chi e come ha costruito l'emergenza e quindi la visibilità di una questione come ’problema sociale’.

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Questo brano è tratto dalla tesi:

La violenza sulle donne: da fenomeno sommerso a problema sociale

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Informazioni tesi

  Autore: Oriana Castello
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Claudio Sarzotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 222

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sessualità
autocoscienza
movimenti femministi
violenza domestica
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femminicidio
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