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L'origine dell'insindacabilità parlamentare e la sua evoluzione nella giurisprudenza costituzionale

Le interpretazioni sull’applicazione dell’art. 68 Cost.

Tante sono state le interpretazioni dell’art. 68 Cost., ciascuna delle quali ha subito in seguito critiche ed obiezioni. Il dibattito si è sviluppato in particolar modo riguardo all’ambito di applicazione della prerogativa della insindacabilità ex art. 68. primo comma Cost., ed in particolar modo intorno a quali atti possono essere coperti da questa garanzia; molte sono dunque le opinioni in merito, ed è possibile ricondurle ad una tesi restrittiva, una estensiva ed una intermedia.
Nello specifico la tesi restrittiva è quella di chi ritiene che rientrino nell’art. 68 I comma Cost. gli atti tipici attraverso i quali si estrinseca la funzione parlamentare; a tal proposito risulta fondamentale il cosiddetto “elemento spaziale”, cioè il fatto che l’espressione di una determinata opinione, che ipoteticamente concretizzi una fattispecie delittuosa, per essere coperta da insindacabilità debba necessariamente essersi verificata non solo nell’ambito del Parlamento ma anche nell’assolvimento delle funzioni tipiche connesse alla causa (dibattiti, interpretazioni, mozioni etc.).
Questa tesi comprende però anche gli atti compiuti “extra moenia” nell’adempimento delle funzioni inerenti l’incarico (come per esempio le missioni).
Alla base di questa interpretazione vi è l’esigenza di evitare che una garanzia certamente utile per un buon funzionamento del sistema democratico si trasformi, per alcuni cittadini che ricoprono una specifica carica, in un intollerabile privilegio che prescinda da qualsiasi considerazione circa l’assolvimento dei compiti tipici di quella carica.
A questa tesi si collega poi il dubbio circa l’estendibilità o meno della garanzia anche alle riproduzioni degli atti parlamentari tipici che si realizzano per lo più a mezzo stampa.
Risulta essere opinione oramai generalizzata che se la riproduzione è fedele, cioè priva di qualsiasi modifica del testo originale, non vi è ragione di chiamare il Parlamento a rispondere.
Secondo la tesi estensiva, invece, sarebbero coperti da insindacabilità tutti gli atti, parlamentari ed extraparlamentari, compiuti da un deputato o da un senatore durante la sua attività politica ; secondo questa ottica dovrebbero essere compresi anche i comizi, le interviste, gli incontri con i propri elettori etc.
Alla base di questa tesi vi è certamente una lettura estensiva dell’esercizio delle funzioni di cui parla l’art. 68, I comma Cost..
Coloro che sostengono questa tesi asseriscono infatti che le funzioni dei parlamentari non possono certo esaurirsi né nell’ambito degli atti tipici né nei soli luoghi qualificabili come “intra moenia”.
L’attività che un parlamentare svolge all’esterno non è altro che il continuo di quella tipica attività compiuta attraverso i tradizionali atti parlamentari; secondo questa interpretazione il parlamentare è quindi libero da preoccupazioni circa la sua condotta politica; se egli ad esempio tiene un comizio o rilascia una intervista deve poterlo fare con la stessa libertà che godrebbe durante un dibattito in aula.
Tali teorie, contrapposte fra loro, sono state, negli ultimi anni, superate da una concezione dell’art. 68, I comma, Cost. che cerca di trovare una soluzione interpretativa che riesca a conciliare l’esigenza di evitare eccessivi privilegi della classe politica con la preoccupazione che la funzione parlamentare possa essere esercitata in modo libero. Alla base di questa interpretazione vi è una importante osservazione: la società contemporanea è stata teatro di una forte e rapida evoluzione delle tecniche di comunicazione.
I canali attraverso i quali un parlamentare può esprimere opinioni, tenere rapporti con il proprio elettorato, far conoscere le proprie iniziative, sono oggi molto più ampi e numerosi rispetto a quelli esistenti appena pochi decenni fa.
Questa osservazione rende difficile poter individuare un numero circoscritto e limitato di atti cui estendere la prerogativa dell’insindacabilità, prerogativa che, al tempo stesso, continua ad esser ancorata all’attività parlamentare e non certo ad una qualsiasi espressione politica di un membro della Camera.
Così, attorno alla metà degli anni settanta, si cominciò ad elaborare la tesi secondo cui l’art. 68, I comma Cost., coprisse, oltre agli atti tipici parlamentari, anche quei comportamenti strettamente connessi alla funzione parlamentare, comportamenti per i quali fosse comunque e sempre riscontrabile un nesso con gli atti tipici; in questo modo si tende quindi certamente ad ampliare l’area di applicazione della guarentigia dell’insindacabilità, preoccupandosi però di ancorare gli atti coperti comunque alla funzione parlamentare, escludendo quindi in questo modo certamente quei comportamenti che abbiano solo una mera natura politica e che in quanto tali potrebbero venire posti in essere da qualunque attivista di partito.
Risulta così evidente la caratteristica mediana di tale tesi. Essa appare ancora più chiara se si ricercano anche i suoi caratteri ispiratori: mentre l’interpretazione restrittiva aveva come punti di riferimento sia la funzione cui gli atti tipici sono preordinati che il luogo dove questi possono concretizzarsi (intra moenia), e la tesi estensiva scioglieva qualsiasi legame con questi due criteri sostenendo la copertura di tutti gli atti politici.
La tesi intermedia sottolinea il criterio del legame tra atto e funzione, mettendo invece ampiamente in ombra quello con il luogo; è evidente infatti che il nesso funzionale è riscontabile anche in diversi atti e comportamenti che il parlamentare può tenere “extra moenia”, come per esempio conferenze stampa esplicative di una certa attività parlamentare.

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L'origine dell'insindacabilità parlamentare e la sua evoluzione nella giurisprudenza costituzionale

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Russo
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: unisu
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Anna Pirozzoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

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