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L'impatto di Covid-19 nelle Relazioni Internazionali: un primo bilancio

Le prime reazioni della comunità internazionale e dell'UE

“La peste non cambia la natura umana, la amplifica.”
Così scriveva Tucidide nel 430 a.C., e così è stato dimostrato anche dall'epidemia di Covid-19 nel 2020. Nella prima fase dell'emergenza, il sistema multilaterale e le organizzazioni internazionali sono apparsi come congelati dall'epidemia, abbiamo assistito ad un ritorno al passato, con discriminazioni, chiusure dei confini e con gli Stati che hanno condotto ognuno la propria guerra contro il virus, caratterizzata da muri all'ingresso delle persone e competizione per accaparrarsi beni sanitari. Ogni governo ha pensato al proprio interesse nazionale, spesso a danno degli altri, come accaduto nei casi di confisca del materiale sanitario di passaggio sul proprio territorio, ma destinato a paesi in grave emergenza. 

Molti governi ignorando il parere degli esperti dell'OMS, che ritenevano superflua la chiusura delle frontiere, dopo l'annuncio di alto rischio epidemico da parte della stessa organizzazione, hanno limitato gli spostamenti da e verso la Cina. Gli Stati Uniti hanno imposto un periodo di quarantena a casa di 14 giorni a tutti gli statunitensi di ritorno dalla Cina, e hanno impedito a tutti gli stranieri provenienti dal Paese asiatico di entrare nel territorio nazionale, diversificazione al quanto immotivata (Spinney 2020). Anche l'Australia ha adottato una misura simile, l'Italia ha sospeso i voli diretti con la Cina, mantenendo però la possibilità di arrivarci tramite voli indiretti, attirandosi le critiche dell'OMS e del governo cinese. I governi si sono mossi a macchia di leopardo, adottando misure disparate e con tempistiche differenti, anche in Europa si sono chiusi progressivamente i confini interni, con decisioni unilaterali e senza discuterne nelle istituzioni europee.

I provvedimenti adottati hanno spaziato dall'imposizione di quarantene e ospedalizzazioni coatte, alla creazione di “zone rosse” dalle quali non era concesso allontanarsi. Le varie misure hanno avuto non solo effetti diversi in termini di efficacia, ma anche in termini di compressione dei diritti individuali e delle libertà fondamentali dei cittadini. Laura Spinney, che ha studiato a lungo le logiche riguardanti l'azione dei governi durante l'ultima grande pandemia, intervistata da un settimanale inglese (Newstatesman 2020), ha spiegato come le epidemie abbiano sempre avuto conseguenze politiche nelle relazioni internazionali: “Le epidemie e le pandemie sono sempre state fenomeni politici, con inevitabili conseguenze sulla gestione dei confini. Nel XVIII° secolo la monarchia asburgica costruì un cordone sanitario dal Danubio ai Balcani sotto forma di una catena di fortezze che avrebbero dovuto fermare le infezioni provenienti dal vicino impero ottomano. Il cordone, che rappresentava anche un confine militare, economico e religioso tra cristianità e islam, era sorvegliato da contadini armati che indirizzavano le persone sospettate di portare malattie in apposite strutture per la quarantena costruite lungo la barriera” (Spinney 2020). Le misure discriminatorie viste durante la prima fase contro i cittadini cinesi non hanno fatto altro che peggiorare i rapporti con la Cina, soprattutto per gli USA, che stanno conducendo una battaglia commerciale contro la potenza rivale sempre più vigorosamente. Eppure inizialmente, la risposta della Cina al virus, rispetto all'epidemia di SARS del 2003, è stata elogiata dall'OMS, da diversi illustri personaggi a livello internazionale e capi di Stato. In linea con il progressivo miglioramento dei rapporti diplomatici tra Pechino e il Vaticano, in una messa domenicale a piazza San Pietro, il 26 Gennaio 2020, Papa Francesco ha elogiato "il grande impegno della comunità cinese che è già stato messo in atto per combattere l'epidemia". Il Presidente USA, Donald Trump ha ringraziato il Presidente cinese Xi Jinping "a nome del popolo americano" il 24 Gennaio 2020 su Twitter, affermando che "la Cina ha lavorato molto duramente per contenere il coronavirus. Gli Stati Uniti apprezzano molto i loro sforzi e la loro trasparenza ". Ma a seguito della campagna di aiuti cinesi volta a strappare influenza in Europa, e soprattutto con il crescente indebolimento del gradimento di Trump sul fronte interno, dovuto all'esplosione dell'epidemia negli USA e con le elezioni presidenziali in arrivo, abbiamo potuto assistere ad un'inversione di tendenza volta non solo a screditare la Cina, ma addirittura accusarla di essere responsabile della pandemia e della creazione del virus (Pisicchio 2020).

Particolarmente interessante è notare come le reazioni dei paesi siano state diverse non solo in base all'intensità con cui sono stati colpiti dal virus, ma anche in base al ruolo geopolitico e alla forma di governo, che li caratterizza. Le nazioni che dovevano difendere la propria sfera di influenza come, Stati Uniti, Cina e Russia hanno avuto più difficoltà ad accettare l'esistenza della pandemia, tentando fino all'ultimo di svalutarne la pericolosità, anche quando ne sono stati investiti, non hanno mai applicato un totale lockdown, continuando a produrre e ponendo in quarantena solo zone limitate del territorio. Altri paesi che invece, non si sono preoccupati delle conseguenze geopolitiche di un eventuale chiusura totale, hanno preferito dare priorità alla salute dei propri cittadini come l'Italia, il Canada e la Spagna che hanno difeso le fasce più fragili della popolazione e cercato di salvare il sistema sanitario (Fabbri 2020). Francia e Gran Bretagna residui di grandi civiltà hanno provato a resistere, ma in una seconda fase, con l'aumento dei contagiati fuori controllo, si sono allineate al “modello italiano”. Inoltre alcuni paesi democratici hanno riscontrato una certa difficoltà ad imporre le misure restrittive alla popolazione, che in certi casi le ha percepite come una limitazione dei propri diritti, molte democrazie occidentali hanno preferito quindi fare leva sul senso di responsabilità delle persone, senza intraprendere misure draconiane, non sempre questo sistema ha funzionato (si veda il modello svedese). Invece, sembrerebbe sia andata meglio in paesi meno democratici, come nella stessa Cina, dove le misure di contenimento sono state più efficaci, spesso però a discapito delle libertà individuali con ricoveri forzati e coprifuoco per le strade delle zone sottoposte a quarantena. Sicuramente la pandemia ha dato la percezione ai popoli che i regimi autoritari siano più efficaci nella gestione delle emergenze rispetto alle democrazie, una conseguenza importante di Covid-19 che ha contribuito ad aggravare la crisi della democrazia e dare maggior vigore ai sovranismi. Pare però che Corea del Nord, Cina, Russia, Turchia e Iran abbiano occultato a lungo la reale portata del contagio interno (Feroci 2020). Inoltre, il gran numero dei decessi registrati in Russia e Iran, confrontati con quelli delle democrazie pesantemente colpite dal virus, come l'Italia, smentirebbe questa tesi. [...]

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L'impatto di Covid-19 nelle Relazioni Internazionali: un primo bilancio

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Informazioni tesi

  Autore: Gianmarco Romeo
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Enrico Calossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

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