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Il problema delle risorse comuni nel pensiero di Elinor Ostrom

Perché alcuni sistemi falliscono?

Esistono sistemi che non sono riusciti a regolamentare l’uso delle risorse comuni e si sono dimostrati un totale fallimento. E’ possibile infatti, a causa della presenza di un numero eccessivo di appropriatori, che i profitti dei pescatori locali diminuiscano. Un esempio è quello della baia di Izmir situata sulla costa Egea; qui i problemi legati all’uso di risorse collettive nascono dalle dimensioni demografiche (una popolazione di oltre 1 milione di abitanti ) e quindi con una forte domanda di pesce fresco, dalla presenza di un gran numero di pescatori, e dalla mancanza di regole che limitino l’uso delle risorse.
La difficoltà di stabilire regole era dovuta al fatto che in queste zone erano presenti grandi gruppi con interessi diversi; pertanto stabilire regole universali valide per tutti sarebbe stato impossibile anche a causa degli alti costi che si sarebbero dovuti sostenere in vista del raggiungimento di un accordo: “Il contesto istituzionale della Turchia potrebbe essere definito di << benevola noncuranza>>” (Ostrom, 1990).
Le leggi nazionali stabilivano soltanto che i pescatori dovevano ottenere una licenza, ma non indicavano il numero delle licenze; così si era tentato di separare le zone di pesca costiere da quelle al largo vietando ai grandi pescherecci di pescare entro una zona costiera di tre miglia e all’interno delle baie, ma non c’era personale che facesse rispettare le regole. Il motivo per cui tale sistema non ebbe successo è che qualsiasi regola fosse stata definita avrebbe favorito un sottogruppo rispetto agli altri, invece di favorire tutti allo stesso modo; inoltre i costi dell’auto-organizzazione erano elevati. Un altro esempio è quello di Mawelle, un villaggio di pescatori situato all’estremità meridionale dello Sri Lanka. In questa zona, a differenza della precedente, i pescatori erano riusciti a elaborare regole di accesso alle spiagge e di uso delle reti, ma non sono riusciti a mantenere un efficace sistema di controllo. Quali erano allora le regole che i pescatori di Mawelle avevano stabilito?
Innanzitutto, ad ogni rete era attribuito un nome e le stesse erano gettate in mare secondo un ordine ben preciso; mentre la spiaggia era divisa in due zone di pesca, una dal lato del porto, un’altra dal lato degli scogli.
“Una rete può essere gettata inizialmente dal lato del porto, in qualsiasi ora del giorno successiva a quella in cui è stata usata la rete precedente; una rete, una volta che sia risalita nella sequenza sino a raggiungere il turno dell’alba dal lato del porto, ha diritto ad essere gettata all’alba dal lato degli scogli.”(Ostrom, 1990).
I motivi per cui i pescatori hanno stabilito queste regole sono diversi. Il primo è che il lato del porto rende possibili pescate più abbondanti, mentre il lato degli scogli è più produttivo in presenza di meno pesci. Un altro motivo è che la prima pescata del mattino ha più probabilità di essere la più abbondante del giorno e inoltre i prezzi al mattino sono più alti. Un altro motivo ancora è che le condizioni meteorologiche influiscono sul numero di volte in cui le reti possono essere gettate in mare, cosicchè un sistema che stabilisca un’ora del giorno determinata per gettare le reti in mare sarebbe inefficiente. I pescatori infine acquistavano e vendevano quote di lavoro e dividevano il valore della pesca in parti uguali.

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Informazioni tesi

  Autore: Desirèe Angela Simanella
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Diritto applicato
  Relatore: Nicola Giocoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

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