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La crisi del giornalismo nell'era digitale

Quale futuro per il giornalismo e l’editoria?

Ad Amazon abbiamo avuto tre grandi idee alle quali siamo rimasti fedeli per 18 anni e che sono la ragione del nostro successo: Mettere i clienti al loro posto, inventare ed avere pazienza. Se si sostituisce i clienti con i lettori, questo approccio può avere successo anche al Post.

Queste le parole di Jeff Bezos ‘’Mr. Amazon’’, quando, nell’agosto del 2013, rilevò, dalla famiglia Graham che lo aveva tenuto per 80 anni, il Washington Post, quotidiano di spicco nella realtà Usa.
La notizia dell’acquisizione, nell’agosto 2013 scosse totalmente il mondo dell’editoria: per la prima volta infatti un imprenditore digitale entrava nel mondo dell’editoria di spicco, acquisendo il principale quotidiano della capitale della più grande democrazia del mondo.
Le reazioni all’epoca furono contrastanti, gli ‘’addetti ai lavori’’ avevano opinioni differenti, si andava infatti da Michael Wolff, esperto di media che affermò ‘’Bezos non è un filantropo, compra per gestire’’, all’entusiasmo di Alan Mutter sul blog reflections of a Newsaur, il quale afferma

l’acquisto di un washington post in difficoltà da parte di Bezos potrebbe essere la migliore notizia che riguarda l’industria dei giornali dopo tanto tempo, perché finalmente porta un vero e proprio nativo digitale al timone di un’azienda editoriale dell’informazione.

Come affermato nei precedenti capitoli l’avvento del web, in particolare quello 2.0, ha rivoluzionato totalmente ed in pochissimo tempo interi settori della società, giornalismo e mondo dell’informazione inclusi.
Essi, infatti, da un giorno all’altro hanno visto il loro mondo cambiare in modo deciso, ponendo fine alla loro esclusiva capacità di produzione e divulgazione delle notizie ed obbligandoli a competere potenzialmente con i più di 4 miliardi di soggetti, tutti potenziali giornalisti, che hanno oggi accesso alla rete attraverso smartphone, tablet o pc.
È arrivata l’ora delle decisioni per il giornalismo di professione, è arrivata l’ora di ‘’reinventare i quotidiani adottando un nuovo modello di business’’ come titola lo speciale numero del luglio del 2011 di The Economist, apripista, già nel suo speciale del 2006, di una tendenza generale a rendersi conto di cosa il web 2.0 ha prodotto, delle sue innovazioni positive, ma anche di quelle negative.
Già negli anni 70 un esperto scriveva che

come tutte le scoperte scientifiche dovute all’uomo, le loro applicazioni dipendono ancora dall’uomo, che ne potrà fare un uso corretto o improprio, buono o cattivo (…).
In ogni caso il cambiamento sarà serio e dovremo prepararci per non essere travolti dal primo spruzzo della nuova ondata.

Già allora, prima ancora del passaggio da Arpanet ad Internet, una minoranza rispetto al pensiero dominante dell’epoca intuiva che la seconda metà del novecento sarebbe stata una sorta di spartiacque assoluto nel mondo della tecnologia e della comunicazione; già allora i concetti di ‘’libera scelta’’, ‘’buon utilizzo’’ ed ‘’oculato ragionamento’’ balenavano nelle idee degli antropologi e dei sociologi, prevedendo e suggerendo alle società di pensare e ragionare correttamente sull’utilizzo delle nuove tecnologie che gli si ponevano davanti.
Paradossalmente ‘’at a time when there is more news than ever before, and the best journalism may be better than ever, American journalism is in a state of great turmoil and uncertainty’’, ‘’because is not an audience problem, it’s a revenue problem’’, come affermano rispettivamente Anderson, Downie e Shudson nel loro saggio del 2011 The News Media, What everyone needs to know e Viktor Koen, giornalista del The Economist nello speciale del luglio 2011 sul futuro del giornalismo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La crisi del giornalismo nell'era digitale

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Informazioni tesi

  Autore: Alessio Luna
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Pierluigi Allotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 29

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