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Il riconoscimento del volto tra tecnica e narrazione: un'analisi interdisciplinare

Riconoscimento del volto da identikit

La vera identità di una persona è un dato di importanza cruciale e di norma di facile reperimento.

Ci sono, tuttavia, casi in cui un individuo può cercare di nascondere la propria identità per eludere le attività di rilevamento delle forze dell'ordine, soprattutto quando è coinvolto in attività criminali.In queste situazioni, diventa difficile procedere al riconoscimento utilizzando caratteristiche biometriche come l'iride o le impronte digitali, poiché tali informazioni richiedono una certa collaborazione da parte del soggetto.

L'immagine del volto, al contrario, può essere ottenuta "senza che vi debba essere collaborazione", sia tramite sistemi di videosorveglianza, sia attraverso la ricostruzione fornita da vittime e testimoni oculari che patiscono e assistono agli eventi criminali.
Le vittime e i testimoni fornendo una descrizione verbale del sospettato e, con l'aiuto di un disegnatore o di appositi software, consentono di creare una rappresentazione del volto del soggetto, comunemente chiamata "identikit".104

Il termine "identikit", sebbene oggi sia utilizzato per indicare tutte le tecniche di composizione dei volti, originariamente faceva riferimento a una specifica apparecchiatura introdotta negli Stati Uniti dalla Townsend Corporation alla fine degli anni Cinquanta.
Successivamente, questa apparecchiatura fu commercializzata dalla Smith & Wesson105 e denominata identikit.

L'identikit era inizialmente costituito da una valigetta contenente fogli trasparenti in acetato sui quali erano raffigurate varie caratteristiche facciali, ciascuna codificata con un riferimento alfabetico e numerico. Combinando i riferimenti, si otteneva un codice alfa-numerico che permetteva di ricostruire l'immagine facciale in base alla testimonianza, sovrapponendo i fogli trasparenti con gli elementi fisionomici corrispondenti ai codici.
In sostanza, l'identikit consentiva a chiunque possedesse il kit, anche a distanza, di creare un disegno del volto del sospettato utilizzando i fogli lucidi per comporre le diverse caratteristiche facciali descritte nella testimonianza.

Questa tecnologia ha rappresentato un passo significativo nell'ambito dell'identificazione criminale e dell'aiuto alle forze dell'ordine per trovare i responsabili di un crimine quando l'identità era sconosciuta.

Attualmente i metodi grafici più utilizzati per ricavare un identikit sono il disegno a mano libera e gli applicativi informatici dedicati.
Questi applicativi sono dei software specificamente progettati per creare immagini di volti utilizzabili nelle investigazioni criminali e fanno uso di un archivio digitale di immagini.
1. Disegno a mano libera: con questo metodo, il disegnatore crea un identikit disegnando a mano la rappresentazione del volto del sospettato basandosi sulla sua testimonianza. Questo approccio richiede competenze artistiche e può variare in precisione a seconda delle capacità del disegnatore e delle informazioni disponibili.
2. Applicativi dedicati: gli applicativi per identikit sono software appositamente sviluppati per realizzare immagini dei volti da utilizzare nelle indagini criminali. Essi si basano su un'interfaccia grafica user-friendly che consente agli investigatori di selezionare e combinare caratteristiche facciali, come occhi, naso, bocca e altre particolarità, tramite l'utilizzo di un archivio digitale di immagini predefinite.

La redazione dell'identikit a mano libera è un processo che coinvolge un disegnatore, un esperto della polizia o un artista forense, che crea un disegno del volto del sospettato basandosi sulla descrizione fornita dai testimoni oculari o dalle vittime.107
Questo metodo viene utilizzato quando non ci sono fotografie o immagini reali della persona cercata, o quando queste non sono sufficientemente chiare o disponibili.

Generalmente la redazione dell'identikit inizia con l'intervista ai testimoni108: il disegnatore procede intervistando i testimoni oculari o le vittime che hanno avuto un'interazione o un'osservazione del sospettato o dell'individuo sconosciuto.
Durante l'intervista, il disegnatore pone domande dettagliate sull'aspetto del soggetto, come la forma del viso, gli occhi, il naso, la bocca, le orecchie, i capelli e qualsiasi altra caratteristica rilevante.
L'obiettivo è raccogliere il maggior numero possibile di dettagli per creare unidentikit quanto più preciso. È importante fare domande aperte e specifiche perottenere descrizioni accurate, evitando di influenzare le testimonianze con suggerimenti.109
Dopo aver raccolto le informazioni dalle testimonianze, il disegnatore inizia a comporre il disegno del volto.
Utilizza le descrizioni fornite dai testimoni per tracciare ogni dettaglio in modo accurato.
Potrebbe utilizzare tecniche specifiche per rappresentare diversi elementi facciali, come linee, curve e ombreggiature. [...]


104 Y. Zhang, C. McCullough, J. Sullins and C. Ross, "Human and computer evaluations of face sketches with implications for forensic investigations, Proceedings of the International Conference on Biometrics: Theory, Applications and Systems", 2008
105 La Smith & Wesson è un'azienda statunitense di armi da fuoco leggere fondata a Norwich, nel Connecticut, nel 1852 da Horace Smith e Daniel B. Wesson.
106 La prima immagine raffigura un esempio di identikit illustrato al XXIV Congresso della società italiana di criminologia tenutosi a Como il 14-16 ottobre 2010, Workshop "Sul luogo del delitto". La seconda figura rappresenta un esempio di software per la creazione di identikit, S. Buoncompagni, "Tecniche di riconoscimento del volto da identikit" Tesi di laurea, 2011-2012.
107 R. Uhl and N. Lobo, "A framework for recognizing a facial image from a police sketch", in "Proceedings of International Conference on Computer Vision and Pattern Recognition", 1996; A. M. Giannini, E. Tizzani, A. D'amore, "L'identikit: come si aiuta un testimone a ricordare" in "Rassegna italiana di criminologia", 2012.
108 A. M. Giannini, E. Tizzani, A. D'amore, "L'identikit: come si aiuta un testimone a ricordare" in "Rassegna italiana di criminologia", 2012.
109 G. Gudjonsson, N. Clark, "Suggestibility in police interrogation: A social psychological model" in Social Behaviour, 1986.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il riconoscimento del volto tra tecnica e narrazione: un'analisi interdisciplinare

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Informazioni tesi

  Autore: Lorena Andreea Axinte
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2022-23
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Isabella  Merzagora
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

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Parole chiave

criminologia
riconoscimento facciale
identikit
algoritmi
privacy
riconoscimento del volto
tecnologia investigativa
testimonianze oculari
testimoni
videosorveglianza

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