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L'infanzia tra fiaba e teatro: Gianni Rodari, l'educatore rivoluzionario

Rodari tra fiaba tradizionale e fiaba moderna

La fiaba è per sua natura una narrazione medio-breve che ha origine nella tradizione popolare e che coinvolge personaggi e avvenimenti fantastici. Di partenza quindi, essa non ha nulla a che fare con un racconto per l'infanzia, ruolo che oggi invece subito le affidiamo.
Rodari sceglie di fondere proprio il tema del fantastico e il suo interesse verso l'infanzia attraverso l'uso della fiaba stessa che, in quanto serbatoio dei valori e dell'immaginario della nostra cultura, può diventare anche uno strumento per il ribaltamento proprio di quei motivi tradizionali. Nel 1956, Italo Calvino nelle sue Fiabe italiane, l'insieme di fiabe, appunto, raccontate durante tutto il secolo precedente nella nostra tradizione popolare e da lui riunite in un'unica raccolta, definisce le fiabe stesse come una "spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi. Sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo o a una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi del destino".
Si tratta dunque anche di un mezzo attraverso il quale si tramanda per via orale il sapere popolare, e di generazione in generazione esso si arricchisce di nuovi particolari e dettagli. Infatti gli studiosi di questo genere ritrovano spesso in uno stesso racconto elementi appartenenti a varie epoche e varie aree culturali: questo mostra dunque ancora più chiaramente come da principio la fiaba non si basi in alcun modo su una distinzione tra mondo adulto e dell'infanzia. Nella trasmissione orale, inoltre, la tradizione viene rinnovata di continuo, con il rischio della perdita di certi aspetti e il cambiamento di altri, mentre l'operazione di scrittura, come quella di Calvino, ha permesso da un lato la loro conservazione, e dall'altro ne ha però bloccato le possibilità di innovazione.
Negli ultimi decenni, lo sappiamo bene, la fiaba ha abbandonato la sua funzione di raccoglitrice di tradizioni e saperi popolari ed è diventata soprattutto un momento di racconto e di educazione fondamentale per bambini: Rodari stesso parla di come in Urss nel 1924, il Comitato centrale del partito sceglie di abolire e negare il racconto delle fiabe, ma è costretto dopo dieci anni a riammetterle perché non si è trovato niente per sostituirle nell'educazione dei bambini.
Sarebbe però riduttivo ricollegare il bando delle fiabe solo a un razionalismo conformistico: questo riferimento mostra dunque come i tentativi di costruzione di fiabe moderne che partono dal vissuto di chi racconta, come magari ci si auspicava nell'Urss, perdano di senso nel momento in cui non raccolgono dentro di loro l'esperienza e la memoria della società che le tramanda.
Eliminare le favole avrebbe anche significato, da un punto di vista più individuale e psicologico, privare i bambini della loro possibilità di confrontarsi con i loro "mostri". Le favole d'altra parte raccontano proprio di come un eroe riesce ad affrontare le intemperie e dominarle. Tenendo questa paura e questa preoccupazione dentro di sé, invece, i bambini finirebbero quindi per non saperle gestire in alcun modo. Mentre, se queste ansie prendono la forma di un personaggio o di un avvenimento favolistico, una volta delineata e riconosciuta l'angoscia, debellarla sarà estremamente più facile.
Dato che le fiabe parlano principalmente al mondo infantile, quindi, è forte la necessità di fissare la loro storia in elementi precisi, per un bisogno anche da parte dei piccoli di sicurezza, di certezze.
Eppure le fiabe hanno iniziato a rivolgersi ai più piccoli solo a partire dalle versioni dei Grimm che hanno deciso di attenuare la violenza di cui le fiabe stesse erano originariamente strutturate, per aprirle quindi, anche al pubblico infantile. [...]

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L'infanzia tra fiaba e teatro: Gianni Rodari, l'educatore rivoluzionario

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Informazioni tesi

  Autore: Sofia Longhini
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Italianistica, lingue e culture europee, scienze linguistiche
  Relatore: Luigi Weber
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 130

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