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Poggioreale: esperienze carcerarie tra disagio e riscatto

Sovraffollamento, autolesionismo e suicidi

Carceri troppo affollate e dati drammatici sul numero di suicidi dietro le sbarre è quanto rilevato dall'associazione Antigone, nel rapporto di metà anno 2022 sulle condizioni detentive nei penitenziari italiani.

L'Italia è uno dei paesi con le carceri più affollate dell'Unione Europea, prima di essa ci sono solo Romania, Grecia, Cipro e Belgio. Il contesto di vita incide negativamente sullo stato di salute di un soggetto, e va considerato che, le pessime condizioni di vita dei detenuti sono causate, principalmente, dal sovraffollamento che vede i reclusi confinati in alloggi precari.

La mancanza di spazi abitativi è uno dei motivi principali per cui agli uffici di sorveglianza italiani sono arrivate innumerevoli condanne per trattamento inumano e degradante a danno dei detenuti. A seguito della sentenza Torreggiani che vede l'Italia condannata dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo a causa della violazione dell'articolo n.3 Cedu, secondo cui è proibita la tortura ed il trattamento o pena disumano e degradante, nel 2014 è stato emanato un nuovo DL 92/2014 "Risarcimento per i detenuti vittime di sovraffollamento"16.

Risulta evidente che, attraverso tali rimedi, si provi a sistemare quello che è un problema di fondo, radice di ulteriori disagi che favoriscono il compimento, anche di gesti estremi, da parte del detenuto a causa di una scarsa sopportazione del contesto disagiante in cui questo è costretto a vivere.

Il carcere è un luogo di non-comunicazione, caratterizzato da ambienti disumanizzati e l'autolesionismo diventa una forma di interazione frequente per il detenuto. Compiere gesti autolesivi altro non è che l'esternazione di un disagio che vede come strumento di comunicazione il proprio corpo martoriato. L'autolesionismo possiamo riscontrarlo anche nei soggetti che, semplicemente, rifiutano le terapie opponendo resistenza alle dinamiche della prigione. Rifiutando il trattamento terapeutico, la persona si aggrava, aumentando la propria carica virale e trasformando il proprio corpo in un veicolo di contagio per la diffusione delle malattie infettive. In questo senso, mette in pericolo, oltre che la sua stessa salute, anche la salute degli altri detenuti.

La strumentalizzazione di un corpo, per di più sorvegliato e custodito, simboleggia il potere contrattuale ultimo che anche chi non ha più voce può utilizzare nella disperata implorazione di essere riconosciuto come soggetto di diritto e portatore di diritti. Un altro disagio sempre attuale delle carceri è il suicidio. Il tema del suicidio in carcere è complesso e delicato. Le persone detenute possono affrontare una serie di sfide e problemi che possono influire sulla loro salute mentale, aumentando il rischio di pensieri suicidi. Le ragioni del suicidio in carcere possono includere l'isolamento sociale, nonché la privazione della libertà e l'isolamento dai familiari e dagli amici che causano solitudine e disperazione. Ancora, le condizioni di vita difficili possono essere un'altra causa. Spesso si vive un clima estremamente stressante, con sovraffollamento, violenza, scarsa igiene e mancanza di privacy. Questi fattori possono contribuire al deterioramento della salute mentale dei detenuti.

Altro fattore riguarda sicuramente i problemi di salute mentale preesistenti che possono essere una causa ulteriore che spinge il soggetto al suicidio. Molte persone detenute hanno problemi di salute mentale già antecedenti alla detenzione in carcere e la mancanza di accesso a cure adeguate durante la detenzione può aggravare tali condizioni. I sentimenti di colpa, vergogna e disperazione a causa delle circostanze che li hanno portati in carcere o per le azioni commesse sono un altro fattore. È importante riconoscere che il sistema penitenziario dovrebbe fornire un ambiente sicuro ed un supporto adeguato per la salute mentale dei detenuti. Le autorità carcerarie sono responsabili di garantire l'accesso ai servizi di salute mentale ed alla prevenzione del suicidio all'interno degli istituti penitenziari. Tuttavia, affrontare il problema del suicidio in carcere richiede un approccio che comprenda la prevenzione, la formazione del personale, l'identificazione precoce dei detenuti a rischio e l'accesso a cure adeguate.

Anche tra il personale penitenziario il suicidio è una questione seria e preoccupante. Gli operatori carcerari affrontano quotidianamente condizioni di lavoro stressanti e sfide emotive che possono avere un impatto significativo sulla loro salute mentale. Le ragioni del suicidio tra il personale penitenziario possono essere scaturite dal lavoro che si trovano a svolgere estremamente stressante e traumatico. Gli operatori carcerari possono essere esposti a violenze, minacce, tensioni emotive e situazioni pericolose. Queste esperienze possono causare traumi ed influire sulla salute mentale del personale. Un'altra causa può essere rilevata nel sentirsi isolati per la natura del lavoro svolto che richiede una certa riservatezza e confidenzialità. La mancanza di supporto sociale e la paura del giudizio possono ostacolare la ricerca di aiuto per problemi di salute mentale. L'eccessivo carico di lavoro ed i turni irregolari possono essere un'ulteriore causa in quanto il personale penitenziario spesso affronta un carico di lavoro elevato con lunghe ed estenuanti ore di servizio. Questi sono tutti fattori che contribuiscono all'affaticamento, all'esaurimento ed alla ridotta capacità di affrontare lo stress.

Infine, c'è il problema della cultura organizzativa che può influenzare la salute mentale del personale. Una mancanza di sostegno, le insufficienti risorse ed una scarsa attenzione alle esigenze emotive del personale possono contribuire alla frustrazione ed al senso di impotenza. Offrire un ambiente di lavoro sano e sostenibile è di fondamentale importanza per combattere il problema del suicidio tra il personale penitenziario. In questo senso, si intende comprendere la promozione di una cultura organizzativa che sostiene la salute mentale, la fornitura di risorse e la formazione sul benessere emotivo, nonché l'accesso a servizi di sostegno e di salute mentale. [...]


16 Il Parlamento ha convertito in legge il decreto n. 92 del 2014, che reca disposizioni urgenti in materia di risarcimenti a favore dei detenuti, di custodia cautelare in carcere e di ulteriori interventi in materia penitenziaria. Con tale decreto sono state introdotti due rimedi alla situazione di sovraffollamento.
1. Rimedio per i detenuti che stanno subendo una lesione grave e reale dei propri diritti a causa dell'ambiente carcerario in cui sono inseriti. Il detenuto può rivolgersi al magistrato di sorveglianza, al fine di ottenere una riparazione in forma specifica, nonché in uno sconto della pena ancora da espiare pari ad 1 giorno ogni 10 di pregiudizio subito o, in alternativa un risarcimento in forma monetaria, pari a 8 euro per ogni giorno di pregiudizio subito.
2. Rimedio che riguarda i soggetti che hanno scontato la pena detentiva o che hanno subito un danno durante il periodo di custodia cautelare, non computabile nella pena da espiare. In questo caso, i soggetti possono rivolgersi entro sei mesi dalla cessazione della pena detentiva o della custodia cautelare al tribunale civile, al fine di ottenere un risarcimento monetario, di 8 euro per ogni giorno di danno subito.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Poggioreale: esperienze carcerarie tra disagio e riscatto

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Informazioni tesi

  Autore: Giorgia Tattarese
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2022-23
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Mario Narni Mancinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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Parole chiave

servizio sociale
carcere
suicidio
intervista
autolesionismo
poggioreale
riscatto sociale
sovraffolamento

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