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La Tutela della Denominazione d'Origine dei Vini

Successo dell’ ”Italian sounding” in enoteca

Il forte incremento di consumo di vino– e specialmente di vino importato – a livello mondiale rappresenta una grossa opportunità per i Paesi produttori, e per l’Italia in particolare.
L’immagine dell’Italia e dei suoi vini, drammaticamente compromessa vent’anni fa per lo scandalo del metanolo (il primo clamoroso scandalo del settore alimentare che – con 19 vittime, decine di intossicati e le inchieste giudiziarie che ne seguirono – mise in ginocchio un intero settore produttivo, cancellando la credibilità della nostra enologia e stroncando l'export), ha saputo riscattarsi tanto che oggi, a due decenni di distanza, il vino italiano domina le classifiche internazionali: siamo i primi esportatori al mondo per valore, col 25% del mercato, abbiamo raddoppiato il numero di vini DOC, DOCG e IGT e più che quintuplicato il loro peso nella produzione complessiva. Le nostre etichette sono tra le più apprezzate nel mondo [Cittadelvino 2006].


Secondo una ricerca dell'Istituto Piepoli, il vino è diventato uno dei più autorevoli ambasciatori dell'Italia nel mondo: è un pezzo importante dell’immagine positiva del nostro Paese, ed è un deciso fattore di impulso al turismo. L’enoturismo può contare su 4 milioni di visitatori e circa 2,5 miliardi di euro di consumi, con la prospettiva di raddoppiarli nei prossimi 5 anni. Per uno straniero su due (45%) la prima cosa che viene in mente pensando all'Italia sono i vini e il cibo, più che i luoghi (20%), l'abbigliamento (19%) e il calcio (15%) [Piepoli 2004]. Ad essere particolarmente attratti dalle specialità alimentari Made in Italy sono gli americani, il 58% dei quali afferma che è proprio il wine&food a mantenere vivo in loro il ricordo dell'Italia [AGI 2008, Cittadelvino 2006].

Anche nel 2008 nonostante le difficoltà provocate dal tasso di cambio Euro/Dollaro svantaggioso per le esportazioni, continua – secondo una recente analisi della Coldiretti – il successo del vino italiano negli Stati Uniti, dove si consuma circa il 45% di tutti i vini rossi Doc/Docg che la Toscana esporta, con in testa il Chianti e il Brunello di Montalcino; il Brunello che continua ad essere considerato un simbolo del vino italiano nel mondo, nonostante i recenti eventi dell’indagine giudiziaria relativa ad alcuni produttori che non hanno rispettato il disciplinare di produzione. Il 25% della produzione totale di Brunello è assorbito dagli Stati Uniti, seguiti dalla Germania (9%), dalla Svizzera (7%), dal Canada (5%), dall’Inghilterra e dal Giappone (3%).
Il successo dei vini italiani negli Stati Uniti, dove la qualità della produzione italiana è molto apprezzata, è anche dovuto – secondo l’Italian Food & Wine Institute – al fatto che i vini italiani sono garantiti per l'assenza di pratiche enologiche discutibili, come l’uso dei “trucioli”: questo ha permesso ai nostri vini di conquistare saldamente la leadership nei confronti dei concorrenti australiani dove queste pratiche sono invece ammesse. Per mantenere le sue quote di mercato negli States, l’Australia è costretta a "svendere" il proprio vino con una politica di bassi prezzi.

Per fare un altro esempio, un terzo della produzione del Prosecco italiano – secondo “The Economist” – viene spedita all'estero dove fa concorrenza allo champagne, con le vendite che complessivamente sono raddoppiate negli ultimi 15 anni, saturando il mercato tedesco; ma le esportazioni nel Regno Unito dal 2000 sono addirittura aumentate di cinque volte raggiungendo nel 2006 gli 1,1 milioni di bottiglie, mentre negli Usa sono passate nello stesso periodo da 555 mila a 1,4 milioni di bottiglie con tassi di crescita più elevati dello Champagne. Il Prosecco e l'Asti hanno superato la quota dello Champagne in Usa e in Svizzera [Coldiretti 2008].

Un certo successo il wine&food italiano sta avendo anche in Cina. L’ultimo Vinitaly Cibus China organizzata da Ice, Veronafiere e Fiere di Parma si è confermata il più importante appuntamento asiatico del settore. In particolare le esportazioni vinicole italiane hanno registrato nel 2006 un incremento superiore al 150%. Nei primi otto mesi di quest'anno, il vino italiano in Cina ha messo a segno un aumento in valore del 61%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando da 5,2 a quasi 8,5 milioni di euro, ai quali si aggiungono i 4 milioni di euro di vini esportati a Hong Kong (+31%), che gode di un regime amministrativo speciale. In netta crescita i prodotti di fascia alta. L'Italia è quinto esportatore di vino in Cina (anche se i volumi sono ancora molto modesti), ma il terzo per quanto riguarda il vino imbottigliato, dietro a Francia e Australia, ma con un trend di crescita in recupero rispetto ai due competitor. Molto apprezzati dai cinesi sono i grandi rossi, tannici come il loro thé, anche se – al momento – il vino estero per i Cinesi rappresenta ancora uno status symbol più che un bene di consumo [Vinitaly 2008].

Questo brano è tratto dalla tesi:

La Tutela della Denominazione d'Origine dei Vini

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Informazioni tesi

  Autore: Umberto Cavallaro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Agraria
  Corso: Biotecnologie agrarie-vegetali
  Relatore: Simonetta Mazzarino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

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