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La Tutela della Denominazione d'Origine dei Vini

Informazioni tesi

  Autore: Umberto Cavallaro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Agraria
  Corso: Biotecnologie agrarie-vegetali
  Relatore: Simonetta Mazzarino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

Lo studio fa il punto della situazione sugli aspetti critici che si sono presentati con l’entrata in vigore della controversa “Nuova OCM Vino” (Regolamento CE n° 479/2008) che – a causa delle contraddizioni “interne” dell’EU a 27 – ha portato la burocrazia di Bruxelles ad azzerare d’un colpo una normativa che in Europa funzionava bene e a banalizzare di quelli che in precedenza erano nomi legali, segnando una forte discontinuità rispetto al precedente regime normativo comunitario. Purtroppo l’ingresso nella EU – in quegli anni – di Paesi che producono “vino di frutta” e «polskie wine» ha costretto la Commissione a venire a patto con queste radicate tradizioni dei paesi dell’Est, permettendo la libera circolazione di questi “vini” per il “principio del mutuo riconoscimento”, mettendo in discussione il principio finora indiscusso che in Europa Occidentale aveva sempre riservato il nome legale «vino» unicamente alla bevanda alcolica proveniente dalla fermentazione dell’uva.
Dopo aver inquadrato il problema della “tutela della Denominazione d’Origine” nel più ampio contesto della lotta alla contraffazione, la “faccia oscura” della globalizzazione, si esamina l’impatto del fenomeno della contraffazione nel settore agroalimentare. L’agroalimentare italiano fa tendenza all’estero, dove una bandiera tricolore sulla confezione o una dicitura italiana in etichetta sono automaticamente visti come garanzia di eccellenza a tavola. Lo sfruttamento dell’«effetto scia» dell’«Italian Sounding» assicura ai contraffattori un sicuro successo. In molti casii prodotti contraffatti – generalmente di scarsa qualità – sono arrivati prima di quelli originali e rischiano di comprometterne irrimediabilmente l’immagine del nostro Paese.
Il vino è uno dei target preferenziali della contraffazione agroalimentare. Per un vino che si crede essere d'origine italiana, in alcuni mercati (come quello USA) a pagare prezzi superiori – dal 30 al 70 %. Purtroppo negli Stati Uniti è falsa una bottiglia “italiana” su due. Le brutte copie sottraggono importanti fette di mercato, e fanno disaffezionare alle nostre bontà i consumatori, delusi dalla cattiva qualità delle imitazioni. Il mercato dell’Europa dell’Est è un serio problema per la viticoltura europea, e ha influenzato non poco, in senso negativo, la nuova OCM vino.
Un altro importante driver del cambiamento è stata l’evoluzione del diritto alimentare che, sotto la spinta della globalizzazione, si è evoluta dalla protezione della salute alla prevenzione del rischio e ha poi dovuto fare i conti con il libero mercato imposto dal WTO, in un difficile equilibrio tra l’esigenza di assicurare la salubrità dei prodotti e il mai sopito sospetto di introdurre pretestuosi ostacoli alla libera circolazione delle merci, che deve avere il sopravvento.
In conclusione si esamina la nuova via della tutela delle Denominazioni attraverso il Marchio che rimane ora la sola via per tutelare la propria denominazione storico-tradizionale. Purtroppo il deposito di un Marchio per tutelare un vino si rivela una condizione necessaria, ma non sufficiente, che va poi accompagnata da opportuni accordi bilaterali che aiutino a superare le divergenze interpretative.

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  Autore: Umberto Cavallaro
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2.3 Contraffazione alimentare: la dimensione del fenomeno La pirateria agroalimentare internazionale, che cerca di evocare impropriamente il nostro Paese, è in continua crescita, con danni miliardari per le imprese nazionali. Il business supera ormai i 52,5 miliardi di euro l’anno, praticamente poco meno della metà del fatturato del settore. [CIA NAN 124] e oltre il doppio del fatturato dell’export agroalimentare che si è attestato nel 2007 sui 25 miliardi di Euro (Vedi GRAFICO 1). GRAFICO 1 – Andamento export agroalimentare italiano [INEA 2007] In altre parole, se venisse uno dato stop alla contraffazione alimentare internazionale, le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani potrebbero abbondantemente triplicare. La lotta ai falsi prodotti italiani che tolgono spazio di mercato a quelli autentici acquisisce perciò anche la valenza di scelta essenziale per la sopravvivenza stessa di molte imprese italiane. Ci troviamo davanti ad un immenso «supermarket del falso», dell’«agro-scorretto» [CIA NAN 124], una realtà difficile da contrastare, che porta nei punti-vendita di tutto il mondo imitazioni dei prodotti italiani, contro cui si sta cercando di intervenire sia attraverso lo sviluppo di specifiche trattative in ambito europeo ed internazionale, sia con l'adozione di provvedimenti “mirati” per la tutela dei prodotti alimentari tipici minacciati dalle imitazioni e da palesi contraffazioni, come ad esempio la diffusa contraffazione del Parmigiano Reggiano. Purtroppo la forte frammentazione produttiva (67.000 imprese con 470.000 addetti) indebolisce la capacità di contrastare il fenomeno. Per cercare di arginare l’«agropirateria» sono stati registrati, presso le Camere di commercio internazionali, i prodotti italiani agroalimentari esposti a maggior rischio di imitazione [Belletti 2007]: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Asiago, Montasio, Pecorino, Fontina, 23

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Parole chiave

tutela
contraffazione
doc
docg
denominazione d'origine
italian sounding
normativa ce
tutela denominazione vini
tutela proprietà industriale
enopirateria

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