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Semantica di eidos e idea dai poemi omerici al Corpus Hippocraticum. Sulle tracce di un progressivo addensamento epistemologico

Una suggestiva nuova ipotesi per il femminile: ἰδέα come prodotto cognitivo creativo

Abbiamo avuto modo, in precedenza, di evidenziare la sistematica occorrenza di εἶδος in caso accusativo singolare, espressione morfologica della sua natura di passivo percetto visivo. Non sfuggiranno in confronto le diverse ricorrenze di ἰδέα che, fin dalla prima attestazione in Teognide (dove si diceva che le ἰδέαι ingannano) si presenta al caso nominativo, cioè col ruolo tematico di agente, espresso al livello superficiale dalla funzione di soggetto della frase.

Si tratta di un dato significativo che avvalora la recente ipotesi della Luraghi di ricondurre la genesi del genere femminile come split all’interno dell’antico genere animato insieme al maschile, svincolandolo dalle ipoteche semantiche della tradizionale tesi che lo considerava invece coinvolto insieme al neutro all’interno della classe degli inanimati.
Occorre ricordarsi che la marca di genere nell’indoeuropeo prima ancora di essere associata a significati riguardanti il sesso biologico dei referenti, esprimeva una classificazione del mondo bipartita sulla base dei tratti semantici animato/non-animato: «an opposition between entities that cannot be actively involved in an event and entities that can move and thus bring about events», cioè tra agentività e inagentività dei termini. Tale proprietà inoltre è avvertita come correlata anche al grado di individuazione dell’entità stessa: è intuitivo, difatti, che la capacità di controllo su un’azione implica una maggiore definitezza e concretezza del referente che compie l’azione: referenti più astratti e generici non sono percepiti come fonte di un’azione con la stessa immediatezza con cui possono essere percepite entità nettamente individuate, definite, numerabili.
In tal senso il maschile era prototipicamente associato a un elemento-referente animato, cioè agentivo e per tale numerabile, mentre il neutro ad una entità non animata, inagentiva e meno numerabile. Ricondurre il femminile nella categoria degli animati motiva pienamente quel carattere cognitivamente attivo e produttivo che abbiamo registrato per ἰδέα, capace di intervenire intenzionalmente nei processi di rappresentazione mentale altrui al punto tale da manipolarli o di creare la configurazione mentale di tipi etnici o di animali mai visti o, persino, concatenazioni di eventi che possano determinare scelte politiche o ipotesi di fuga, e di non stupirci del fatto che «often, abstract nouns can be conceptualized as capable of acting, because they indicates entities which cannot be controlled by human beings».

Ma è la conclusione ultima cui perviene la Luraghi, nella sua nuova formulazione della genesi del femminile, che si rivela particolarmente calzante a cogliere il tratto fondamentale di ἰδέα.
L’originale tesi della linguista, difatti, ipotizza molto suggestivamente di rintracciare nel diverso grado di implicazione nell’agentività il possibile tratto che determina la distinzione e successiva separazione del gruppo dei femminili dai restanti termini all’interno del genere animato (grammaticalizzato poi come animati-maschili). Trattandosi prototipicamente di entità animate, cioè di esseri viventi, il maggior grado di implicazione agentiva inerisce a quella che è l’attività peculiare dei viventi, cioè la possibilità di procreare: sicché il femminile denoterebbe con la sua marcatura morfologica un referente che assume quel ruolo generativo, creativo e prolifico, proprio dell’atto di procreazione degli esseri viventi di sesso femminile.
Non si può non riconoscere in questo aspetto semantico un profondo richiamo alla nota enucleata come distintiva di ἰδέα rispetto ad εἶδος, summa forse di tutti gli altri singoli tratti, quella della creatività e invenzione: ἰδέα è un fecondo prodotto cognitivo, foriera anche di più ἰδέαι, capace di generare molteplici e diverse ipotesi d’azione.
Numerabilità, agentività, molteplicità, prolificità: sono gli altri tratti semantici espressi dalla marca morfologica -α che ben si accordano con le accezioni semantiche del termine riscontrate nei testi.
Occorre precisare che all’epoca di creazione del termine, da collocare dopo Omero (in cui è assente) e prima del VI sec. a. C. (prima attestazione in Teognide), il suffisso -α non aveva più la funzione derivazionale di arricchire il lessico ma aveva lasciato il posto alla funzione flessiva.
Tuttavia, le modalità di formazione del termine mostrano che era ancora viva la consapevolezza dei valori semantici originari della marca di genere femminile e che, quindi, benché risalenti ad una fase precedente indoeuropea, potevano essere ancora produttivi e determinanti nei processi di creazione e trasformazione del lessico.

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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Lombardo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere
  Corso: Scienze dell'Antichità
  Relatore: Franco Giorgianni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

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Parole chiave

linguistica
omero
neutro
femminile
semantica
ippocrate
lingua greca
storia della lingua greca

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