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Caratterizzazione del micobiota presente nei semi di Chia

Le contaminazioni dei funghi filamentosi a carico delle derrate alimentari (cereali, frutta, ecc.), oltre a rappresentare un danno di carattere economico, costituiscono un serio pericolo per il consumatore, in quanto diverse di queste specie fungine sono produttrici di micotossine in grado di avere effetti dannosi per la salute umana. I benefici dei semi di Chia sono stati descritti perché contengono dei componenti bioattivi per la salute e la nutrizione umana (Vuksan et al. 2007, 2010), poiché migliorano i marcatori biologici correlati a dislipidemia, l’omeostasi del glucosio e l’insulino-resistenza, senza effetti collaterali.
Sui semi di Chia possiamo trovare diversi studi sul profilo chimico, nutrizionale e cultivar, ma per quanto riguarda l’aspetto microbiologico si trova ben poco. In base alle mie ricerche bibliografiche, diversi sono stati gli studi che hanno avuto a oggetto la caratterizzazione della Chia e dei suoi semi a livello chimico nutrizionale e agronomico; al contrario sono pochi quelli riguardanti l’aspetto microbiologico. L’importanza nutrizionale della chia è data dal fatto che questo seme presenta proprietà antiossidanti, anticancerogene e prevenzione delle malattie cardiovascolari nell’uomo. Studi recenti mostrano che la Chia (S. hispanica) è una fonte nutrizionale completa, fornendo proteine, magnesio, fosforo, acidi grassi essenziali e fibra alimentare. Studi condotti sugli umani mostrano che il consumo di Chia allevia i sintomi delle allergie, angina, nonché migliora le prestazioni atletiche, cancro, cardiopatia ischemica, infarto, disturbi endocrini, iperlipidemia, ipertensione, ictus e vasodilatazione.
Oggigiorno il consumatore è sempre più attento a ciò che mette in tavola, grazie anche all’aiuto di esperti che lavorano sulla corretta informazione, come ad esempio una etichettatura chiara delle derrate, attraverso la quale si può risalire all’origine del prodotto, valori nutrizionali ecc. I semi di Chia sono consumati a crudo, per godere appieno dei benefici, così come sono. Questo fa presupporre, che non subendo alcun trattamento termico, possa essere fonte di contaminazioni microbiche naturalmente presenti, come ad esempio funghi filamentosi, lieviti e batteri. Ciò può derivare dal fatto, che durante la coltivazione della Salvia hispanica la concimazione, l’utilizzo di pesticidi, gli erbicidi, sono molto sconsigliati, in quanto gli oli essenziali della Chia sono ricchi di principi attivi in grado di svolgere un’azione repellente contro numerosi insetti.
Alla luce di quanto premesso, l’obiettivo della mia tesi è stato quello di valutare la popolazione microbica presente, concentrandomi prevalentemente sulle contaminazioni di funghi filamentosi. L’indagine ha riguardato prodotti di derivazione da diverse distribuzioni, sia di origine convenzionale sia biologico. Questo studio, è solo una parte di un percorso di ricerca che potrebbe coniugare le qualità nutrizionali di un prodotto così completo, quale i semi di Chia, all’aspetto microbiologico, la cui importanza è necessaria per la sicurezza del consumatore.

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5 1.1 I semi di Chia La Salvia hispanica (Figura 1) prende il nome da Carolus Linnaeus (1707-1778) che, scoprendola crescere in modo selvatico nel nuovo mondo, la confuse con una pianta nativa della Spagna (Edwards, 1819). Tuttavia, la Chia, originaria del Messico fu introdotta in Spagna solo dopo che Hernán Cortés conquistò il Messico (Ortiz de Montellano, 1978). Dalla Salvia hispanica si ricavano piccoli semi scuri, ovvero i cosiddetti “ semi di Chia” (figura 2). Questa pianta floreale appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, può raggiungere il metro di altezza e si distingue per i suoi elevati valori nutrizionali e funzionali. I semi di Chia, conosciuti da millenni e utilizzati in tutta l’America centrale e meridionale,sono raccolti e utilizzati ancora oggi. La stessa parola “CHIA”, in azteco significa infatti forza. Figura 1: pianta di Salvia hispanica in fiore La Chia è stata introdotta e commercializzata in tempi relativamente recenti in Europa (2009), e il suo consumo si sta sempre più diffondendo proprio in virtù delle sorprendenti proprietà nutrizionali: i semi contengono anzitutto un elevato contenuto di calcio e altri minerali, come selenio, zinco, magnesio, ferro e potassio, ma anche vitamina C e acidi grassi essenziali Ω3 e Ω6. Figura 2: semi di Chia

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Informazioni tesi

  Autore: Paola Corona
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2021-22
  Università: Bioscienze e Tecnologie agroalimentari ed ambientali
  Facoltà: Scienze e tecnologie alimentari
  Corso: Scienze e tecnologie agroalimentari
  Relatore: Clemencia  Chaves Lopez
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

FAQ

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