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Mostre d'arte: Pompei; la suggestione della città riscoperta nella pittura di Alma Tadema

Informazioni tesi

  Autore: Leandra Lanzetta
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali
  Corso: Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale ed Ambientale
  Relatore: Maria Teresa Catena
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 199

Che cos'è un museo? Quali sono i suoi obiettivi? Quale è il senso del museo? In che modo il museo comunica? Questi sono soltanto alcuni degli interrogativi a cui si è tentato di dare risposta in questa trattazione.
La storia evolutiva dei musei è estremamente complessa, ma può essere tracciata seguendo, in parallelo, i mutamenti sociali che ne hanno determinato cambiamenti ed adattamenti.
I musei attuali non rispondono a quello che dovrebbe essere il loro scopo fondamentale, e cioè quello di essere «strumenti di comprensione delle opere d’arte». L’opera d’arte può essere considerata tale soltanto quando essa porta a compimento la propria natura, e quando completata l’atto comunicativo; ossia quando il pubblico ha compreso il messaggio che l’opera ha trasmesso.
Se l’opera d’arte non viene percepita da chi la osserva come atto comunicativo, ciò accade perché il museo la pone come oggetto ed esprime con un linguaggio differente, fatto di immagini e che resta oscuro. Per comprendere il linguaggio museale bisogna partire dal presupposto che le opere che custodisce sono segniche: i segni visivi veicolano la comunicazione attraverso l’incontro visivo con il pubblico, vale a dire all'esposizione: la comunicazione è quindi lo scopo primario del museo, l’esposizione è il mezzo mediante cui realizzarlo.
La seconda parte dell’elaborato è interamente dedicata alla suggestione emotiva esercitata dalla città ricoperta: Pompei. Ad essa sono dedicate le due mostre esposte nella trattazione: “Alma Tadema e la nostalgia dell’antico” e “Pompei e l’Europa. 1748-1943”. Le scoperte archeologiche di Pompei e dell’area vesuviana, associate nel corso dell’Ottocento, alle prime campagne di scavo di natura scientifica, ad opera di Giuseppe Fiorelli, esercitarono un notevole influsso sull'immaginario dei pittori e dei scrittori del tempo, i quali ne restituirono la sua realtà sociale, politica e quotidiana, tanto da dare avvio ad una nuova corrente pittorica, definita “neopompeiana”. Ma non furono soltanto le scoperte archeologiche ad incuriosire studiosi, pittori e curiosi provenienti da ogni dove, in larga parte infatti, contribuì anche la presenza del Vesuvio e dei fenomeni vulcanici ad esso connessi.
Alma Tadema sviluppò il proprio stile «attingendo principalmente dalla storia, dall'arte nonché dall'architettura romana i propri soggetti classici», recandosi in Italia in diverse occasioni. L’opera di Tadema offre uno spaccato della società romana che non ha nulla a che fare con le imprese di espansione, con gli eroi, il militarismo e la politica; ciò che invece traspare è una classe di patrizi dedita ai piaceri dei sensi, all'ozio, alle gioie della vita e all'amore: più che l’opulenza di Roma, è la dimensione raccolta ed intima di Pompei ad entusiasmarlo: il ricorso al revival non è fine a sé stesso e non è legato all'adozione di una particolare corrente artistica, l’intento di Alma Tadema non è quello di confrontare gli usi ed i costumi della società vittoriana a quelli dell’antica Roma, bensì di svelare eccessi e vizi comuni ai due mondi.

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24 1;3 Il senso del museo Dai paragrafi precedenti si è potuto apprendere che fin dal principio sia i responsabili della gestione museale sia gli esponenti del potere politico, attribuivano al museo una duplice funzione: quella di luogo deputato all’educazione di massa e simbolo della gloria nazionale. Su imitazione del museo francese, i successivi musei Ottocenteschi divennero specchio e portatori di rivendicazioni culturali, il museo era il mezzo mediante cui costruire la propria identità nazionale, identificando la propria storia nella incarnazione dei grandi imperi del passato, autoproclamandosi come loro eredi politici e morali. Per tanto “vuoti storici” non erano ammissibili, l’affermazione è quanto mai vera se si pensa che l’ossessione dei musei ottocenteschi verso la cronologia e la completezza delle

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vesuvio
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giuseppe fiorelli
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