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Break your (black) mirror. L’evoluzione del corpo nella società liquida. Aumento dell’incidenza dei DCA in età evolutiva

Informazioni tesi

  Autore: Marta Scoditti Epicoco
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione
  Corso: Consulenza Pedagogica e Coordinamento di Interventi Formativi
  Relatore: Silvia Fornari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

Ad oggi, in una società che punta all’effimero e al costante intercambio relazionale, lavorativo, abitativo, in cui l’immagine del corpo è costantemente strumentalizzata e manipolata, risulta d’obbligo fare un’analisi delle cause e, soprattutto, degli effetti che si riflettono nella società odierna.
Molti studiosi hanno posato l’attenzione su una forte condizione di disagio, sentita sia dai giovani che dagli adulti, volendo con questo termine inquadrare la condizione di precarietà ed incertezza nella quale si è “costretti” a vivere per lunga parte dell’esistenza. La riflessione svolta in questo elaborato è tesa ad analizzare la società nel suo insieme, partendo dal concetto di corpo e dalla sua evoluzione nel corso della storia, passando dalla definizione dei concetti cardine dell’essere umano, “confine”, “identità”, “società”, “emozione”, “tecnica”, andandone ad analizzare gli sviluppi all’interno di un cotesto sociale liquido.
Cosa succede quando la crisi non è più l’eccezione alla regola, ma essa stessa regola nella nostra società?
Nel tentativo di dare una risposta il più possibile esaustiva a questa domanda ho svolto una riflessione circa la nuova “malattia dell’occidente”, esplicandone le varie sfumature e provando a contestualizzarle all’interno della società di riferimento. Quella che ne è venuta fuori è una società vittima di sé stessa, bloccata in un ingranaggio da lei stessa costruito e, ciò che fa più paura, è l’atteggiamento nichilista dei giovani, palesando come il disagio non è più esistenziale ma culturale.
Al centro del dibattito vi è l’aumento, specie nell’ultimo decennio, dell’incidenza del DCA in età evolutiva correlato al sempre più crescente impatto che i media ed internet hanno nella vita quotidiana. Dopo una necessaria classificazione eziologica del disturbo, si procede con una analisi statistica della sua diffusione sul suolo italiano (con un focus particolare sull’Umbria) e sul significato della sua nomenclatura a livello mondiale di disturbo etnico, concentrandosi sulla diffusissima pratica dei blog pro-ana e pro-mia.
Si vuole offrire una chiave di lettura che favorisca la comprensione di quelle che sono le dinamiche relazionali ed il rapporto con il proprio corpo, attuando una analisi minuziosa della società utilizzando come paragone e linea guida una serie cult degli ultimi anni che racconta le tecnologie nascenti e le conseguenze che portano, volendo suonare come un vero e proprio campanello d’allarme per quello che sembrerebbe riservarci il futuro. Scopo ultimo è quello di porre il lettore dinanzi ad una panoramica della società odierna, mostrandone senza filtri i “danni” subiti nel corso degli anni, nella speranza che si possa, con una forte rieducazione alla civilizzazione e alle relazioni, giungere ad un nuovo umanesimo. Ammettendo che una via d’uscita è ancora possibile e che l’ultima chance è possibile solo se la società si dimostrerà pronta a puntare il tutto e per tutto sull’individuo e sul ritorno alla collettività, alla cura del cuore.

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  Autore: Marta Scoditti Epicoco
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  Anno: 2017-18
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I Introduzione “Nell’età moderna l’uomo incontrò l’uomo e non lo riconobbe, come dire: l’uomo incontrò sé stesso e non si riconobbe, avviando così una tragica alienazione che solo in un’autentica età planetaria potrà essere pienamente risanata. […] La fine della modernità implica infatti anche la fine di quel monologo culturale che ha impedito finora all’uomo occidentale di percepire l’altro come tale e di stabilire con lui un rapporto di autentica reciprocità”. Balducci E. (1992), La terra del tramonto, pp.68-70 Questa tesi nasce dalla mia esperienza di tirocinio, e dalla successiva collaborazione, presso “L’Associazione Il Pellicano ONLUS”, che ha portato alla stesura del progetto “Alla fine dell’arcobaleno cosa c’è?”, ideato da me e da Erika Granese, biologo nutrizionista. Ad oggi, in una società che punta all’effimero e al costante intercambio relazionale, lavorativo, abitativo, in cui l’immagine del corpo è costantemente strumentalizzata e manipolata, risulta d’obbligo fare un’analisi delle cause e, soprattutto, degli effetti che si riflettono nella società odierna. Molti studiosi hanno posato l’attenzione su una forte condizione di disagio, sentita sia dai giovani che dagli adulti, volendo con questo termine inquadrare la condizione di precarietà ed incertezza nella quale si è “costretti” a vivere per lunga parte dell’esistenza. La riflessione svolta in questo elaborato è tesa ad analizzare la società nel suo insieme, partendo dal concetto di corpo e dalla sua evoluzione nel corso della storia, passando dalla definizione dei concetti cardine dell’essere umano, “confine”, “identità”, “società”, “emozione”, “tecnica”, andandone ad analizzare gli sviluppi all’interno di un cotesto sociale liquido. Scopo ultimo è quello di porre il lettore dinanzi ad una panoramica della società odierna, mostrandone senza filtri i “danni” subiti nel corso degli anni, nella speranza che si possa, con una forte rieducazione alla civilizzazione e alle relazioni, giungere ad un nuovo umanesimo. Nel primo capitolo viene dato ampio spazio a quello che è il concetto di corpo ed alla sua evoluzione nella storia, sino ad arrivare alla post-modernità, in cui

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