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Energia Nucleare: il caso giapponese

Informazioni tesi

  Autore: Umberto Sorrentino
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia e della gestione aziendale
  Relatore: Roberto  Fazioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 29

L'oggetto affrontato in questa tesi concerne il fenomeno dell'energia nucleare.
Presenterò, inizialmente, un elaborato con il quale tratterò, in modo conciso ma accurato, la questione del nucleare a livello generale e storico: dalle origini dello sfruttamento di tale energia, sino al funzionamento di una centrale nucleare.
Da una presentazione del fenomeno a livello generale, passerò, quindi, ad analizzare in particolar modo il caso giapponese, ovvero il legame e le vicende di questo Stato con tale fonte energetica. Sono numerosi gli Stati che avrei potuto prendere in considerazione, in cui il nucleare è protagonista: gli USA, che vantano di 99 centrali funzionanti e ben 34 spente; la Francia, che ne detiene 58 operative; la Cina, con 33 impianti attivi...
Ho preferito il Giappone, in quanto esso ha una storia nucleare molto particolare e unica nel suo genere. Fa riflettere, difatti, come un Paese messo in ginocchio da due bombe nucleari, abbia optato, nel corso degli anni successivi, di rendere quell’energia atomica che tanti mali causò, uno dei capi saldi della sua economia.
Ad oggi, vi sono in totale 42 centrali operative, oltre ad altre 9 in procinto di essere costruite e 14 spente.
Il rapporto dei giapponesi con questa forza energetica è sempre stato, per così dire, controverso. Prima le bombe del 1945, poi la scelta del nucleare come fonte di energia negli anni '70; gli incidenti degli anni '90 e l'exploit nucleare del 2002, quando il Giappone poté vantare di un’autonomia energetica del 30%; il periodo nero accompagnato dagli scandali TEPCo del 2002, il terremoto del 2007 ai danni della struttura di Kishiwazaki-Kariwa e lo tsunami del 2011 che colpì Fukushima. Infine, l’abbandono dell'energia nucleare nel 2012 con la successiva ripresa dello stesso nel 2016. Del resto, il mio interesse per l’enigmatica cultura giapponese e per il singolare sistema politico economico è sempre stato marcato. Ho colto, così, l'occasione per cimentarmi in un elaborato di tipo economico-energetico che avesse come protagonista proprio il Giappone.
Difatti, nella seconda parte dell'elaborato, ho voluto trattare in particolar modo, non tanto l'incidente di Fukushima, quanto lo sconvolgimento politico ed economico che ne derivò.
Il caos amministrativo interessò, particolarmente, innanzitutto il governo al tempo in carica, che dopo aver bandito quasi del tutto il nucleare, si dimise; in secondo luogo, la società elettrica TEPCo, gestore dell'impianto, che finirà in un vortice di polemiche.
Non fu da meno il tracollo economico che ne seguì. Il Giappone dovete colpire fiscalmente le famiglie e le imprese, per poter coprire i buchi di bilancio dovuti alle spese per l’import di combustibili fossili da Paesi esteri.
Nella terza e penultima parte della tesi, effettuerò un parallelismo tra il Giappone e l’Italia, due civiltà estremamente antiche e lontane geograficamente che, tuttavia, sono colme di analogie. Mi soffermerò, inoltre, sul gap economico tra due Paesi simili sia da un punto di vista geografico, che da un punto di vista delle risorse naturali.
Nella parte finale di questo lavoro verranno esaminate con attenzione e cura le motivazioni che hanno spinto il governo giapponese a riprendere la via del nucleare, con un excursus sul rapporto dello Stato con la TEPCo, società che negli anni non si è dimostrata totalmente impeccabile nella gestione delle centrali nucleari.

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  Autore: Umberto Sorrentino
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Ferrara
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  Relatore: Roberto  Fazioli
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19 8. ITALIA E GIAPPONE CUGINI PERDUTI? Italia e Giappone sono due Paesi, i quali oltre che geograficamente, sembrano apparire distanti culturalmente e linguisticamente. Proprio dalla lontananza linguistica comincia la mia riflessione. In lingua greca la parola casa si dice “oikos” che fa da radice alle parole correlate. In Giappone il termine casa si dice “uchi” ed in entrambi i casi non si fa riferimento solo all’edificio, ma anche alla famiglia che vi abita: “casa” in senso antropologico. Da questo lemma ne derivano a sua volta altri, come “oikia”, la casa delle gheisce, oppure “oikorinasai”, bentornato. L’analogia fonica della radice è innegabile, eppure il greco e il giapponese sono due filoni distanti anni luce: una di derivazione indoeuropea e l'altra uralo-altaica. Questa è solo una delle curiose somiglianze tra quella cultura italiana di forti influenze greco romane e quella giapponese di influenze sino coreana. Da qui, parte il mio confronto tra Italia e Giappone, con l’intento di evidenziare come i due Stati siano, forse per affinità culturali, economiche e geografiche, da considerare quasi “cugini perduti”: due luoghi incredibilmente lontani e separati, ma con analogie storiche, che li hanno condotti ad avere evidenti affinità. Geograficamente, il Giappone è un arcipelago dell’Oceano Pacifico e questo ha contribuito alla generazione di una società che da un lato è sempre stata isolata dal resto del continente, spesso emarginata nelle relazioni internazionali; dall’altro, madre di una cultura piratesca, fatta di avventurieri marittimi ed esploratori. Anche l’Italia è stata sempre isolata dalla catena montuosa delle Alpi che fungeva come unica cerniera con il resto dell’Europa. Questo muro alpino ha contribuito, allo stesso tempo, allo sviluppo di una cultura marittima, costituita da popoli del mare che nelle Repubbliche marinare, in primis la Serenissima, trovarono la loro massima gloria. Entrambi i Paesi hanno subito forti influenze dalla Religione e, con analogia, ebbero un humus pagano su cui poi è fiorita una religione profondamente diversa. Infatti, in Giappone la religione popolare non aveva un vero e proprio nome e lo scintoismo nacque solo quando divenne necessario distinguerlo da quell’enorme tsunami culturale che fu il buddismo arrivato dalla Cina. Alla fine, le due religioni si sono fuse: lo scintoismo prese elementi del buddismo, e quest’ultimo in Giappone fondò un filone di scuole molto diverso da quello cinese che, ancora oggi, è il quarto tipo di buddismo insieme a quello cinese, indiano e quello tibetano. In Italia, invece, al politeismo greco-romano è prevalso il cristianesimo. Buddismo e cristianesimo, per quanto siano religioni profondamente diverse sul piano religioso, sono due credo totalmente anomali nel panorama religioso. Budda e Cristo immedesimano la trascendenza dal mondo materiale e illusorio, ed enfatizzano notevolmente l’importanza della sofferenza nell’etica umana e della filosofia morale. Storicamente, entrambe le civiltà sono sempre state nel mirino degli Imperi limitrofi, da cui poi furono influenzate. Nel caso del Giappone è palese come la Cina sia stata una presenza asfissiante, tuttavia, dopo esserne stato un vassallo, il Paese del Sol Levante 26 , con coraggio, riuscì a respingerla, colonizzando la sua ex padrona. L’Italia a sua volta eredita quello che fu lo scontro culturale tra il popolo greco, piccolo e insulare, e quello persiano, enorme e potentissimo. 26 In giapponese “Giappone” si dice Nihon o Nippon, e si scrive con i caratteri 日本, che significano rispettivamente "sole" ( 日 nichi) e "origine" ( 本 hon); insieme hanno quindi il significato di "origine del Sole". Per questo motivo il Giappone è spesso identificato come la "terra del Sole nascente" o il "Paese del Sol Levante"

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Parole chiave

giappone
ambiente
nucleare
energia
radiazioni
energia nucleare
fukushima
tepco
giappone e italia

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