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Competenze informali: il caso dei volontari nel commercio equo solidale

Estratto della Tesi di Matteo Resta

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portato a mutare le modalità di intervento per alleviare la povertà nel mondo passando dalla carità a modalità che favoriscano gli scambi internazionali in maniera equa. I consumatori includono nella loro scelta anche i valori in cui credono. Essi non sono interessati solo alle caratteristiche intrinseche dei prodotti ma anche ai processi di produzione. Pricewaterhouse Coopers (2001) sostiene che un sistema di distribuzione inadeguato è forse il vincolo maggiore per la crescita e la disponibilità dei prodotti del commercio equo solidale per i consumatori. 1.2 I consumatori dei prodotti del commercio equo solidale I consumatori dovrebbero essere in grado di percepire “la differenza” se comprano prodotti del commercio equo solidale. È una responsabilità sociale nelle scelte di consumo e di risparmio dei cittadini. Si tratta, in pratica, di un’estensione e di un perfezionamento della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, e dunque della democrazia economica, secondo un principio di azione dal basso (Becchetti, 2006). Nicholls (2002) collegò questo al concetto di “self-actualising consume”. L’etica entra nelle scelte dei consumatori. Essi sono consapevoli di acquistare beni di qualità, prodotti seguendo delle regole morali. L’azione dei consumatori dovrebbe favorire lo sviluppo economico dei paesi in via di sviluppo ed attenuare altresì la disuguaglianza nel mondo. La letteratura rileva tuttavia che vi sono taluni aspetti tuttora problematici. Le buone intenzioni dei consumatori non sono sempre correlate con la disponibilità a pagare un prezzo più alto anche quando i prodotti sono per “environmentally friendlier” (Carringan e Attalla, 2001). Il National Council of Voluntary Organisations (NVCO) rilevò che la maggioranza dei giovani intervistati nelle scuole e nei colleges gradirono un maggior coinvolgimento nei progetti caritativi e a favore di date comunità anche se solo poco meno di un terzo di fatto ne prese effettivamente parte (Wright e Heaton, 2006). Un sondaggio del 2002 rilevò che mentre l’83% dei consumatori intendeva agire eticamente, soltanto il 18% lo faceva solo occasionalmente. I consumatori maschi e single acquistavano meno delle donne prodotti del commercio equo solidale, le quali si interessavano di più di problemi etici e ambientali (Wright e Heaton, 2006). Shaw e Clark (1999) trovarono una disponibilità generica dei consumatori pur rilevando poi acquisti limitati e insufficiente perché non preparati alla ricerca dei prodotti del commercio equo solidale. Dove prezzo e comportamento etico non si conciliano, i consumatori che danno valore all’etica dovrebbero acquistare un numero limitato di prodotti etici. La resistenza al prezzo elevato dei prodotti etici poteva essere un contraccolpo alla fine degli anni ’80 quando i prodotti costavano molto di più dei prodotti tradizionali. C’è forse bisogno di una maggiore trasparenza e vi è la necessità di spiegare il prezzo più elevato ai consumatori per i beni prodotti eticamente, come mark up che va a beneficio delle comunità del terzo mondo. I consumatori non sanno come il commercio equo solidale agisca effettivamente sullo sviluppo di un paese. Si è pensato di evidenziare la “storia dei produttori” sulle confezioni dei prodotti etici. La marca, il logo, è un modo per differenziare in maniera chiara e trasparente i prodotti, per creare un valore economico sia per il consumatore sia per i produttori. Ciò però richiede un consumatore che sappia riconoscere il valore del commercio equo solidale e che non lo confonda con gli interventi tradizionali di carità. Il consumatore deve massimizzare la sua utilità includendo nella sua funzione una soddisfazione altruistica guadagnata con l’acquisto dei prodotti etici. 14
Estratto dalla tesi: Competenze informali: il caso dei volontari nel commercio equo solidale

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Competenze informali: il caso dei volontari nel commercio equo solidale

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Resta
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Renata Livraghi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

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