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Televisione, cultura e cinema in Italia: analisi empirica dei trend di lungo periodo e relazioni intersettoriali

Estratto della Tesi di Dario D'Antona

Estratto dalla tesi: Televisione, cultura e cinema in Italia: analisi empirica dei trend di lungo periodo e relazioni intersettoriali
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circa), per ogni euro investito dalla pubblica amministrazione in cultura ne verranno spesi in 
beni e servizi culturali piø di 5 da parte delle famiglie. Questa è una dimostrazione empirica 
di quanto l’investimento dell’amministrazione pubblica nel campo della cultura traini i 
consumi in questo campo.  
Ma perchè l’arte dovrebbe essere finanziata? Quali sono le motivazioni e le cause teoriche, 
economiche prima che sociali, che spingono i ministeri culturali dei governi dei paesi 
economicamente sviluppati a destinare ingenti somme di denaro pubblico a tale settore? Di 
seguito si cerca di elencare i motivi economici che la letteratura ha individuato negli anni 
passati per i quali finanziare il bene cultura risulta indispensabile. 
 
1.3.1 Il modello di Baumol  
Nel 1965, la Fondazione Ford si allarmò per l’aumento del fabbisogno finanziario dei teatri di 
Broadway: i costi aumentavano vertiginosamente a causa dell’aumento dei cachets e, allo 
stesso tempo, diminuiva il numero delle produzioni; alcuni teatri erano, quindi, costretti a 
chiudere. 
La Fondazione incaricò William J. Baumol e William G. Bowen
17
 di fare una diagnosi della 
situazione e di individuare la causa delle difficoltà finanziarie cui il settore andava incontro. A 
tale scopo, i due economisti costruirono un modello di “crescita sbilanciata”, il cosiddetto 
“morbo di Baumol”
18
, una “malattia” che affliggerebbe i costi di produzione degli spettacoli 
costretti dai vincoli dell'espressione artistica a non avvantaggiarsi delle innovazioni 
tecnologiche di cui usufruiscono i beni industriali. 
Per comprendere meglio la questione è necessario concentrare l’attenzione sul diverso tasso di 
crescita della produttività nei vari settori dell’economia; in particolare, il sistema economico 
viene suddiviso in due grandi settori di pari dimensioni: l’uno “progressivo”, p, caratterizzato 
da un tasso di crescita della produttività costante e pari a r, e l’altro “stagnante”, s, in cui il 
tasso di crescita della produttività è nullo. A quest’ultimo settore appartiene il comparto delle 
manifestazioni dal vivo, ma in senso allargato, si possono ricomprendere tutte le produzioni 
culturali ed artistiche. Solo la funzione di produzione del primo settore sarà in grado di 
assorbire il progresso tecnologico; la produzione del settore “stagnante” è per definizione non 
standardizzata e, quindi, restia all’introduzione di miglioramenti tecnologici, data anche la 
                                                           
17
 Baumol W. & Bowen W., On the performing arts: the anatomy of their economic problems, The American 
economic review, 1965. 
18
 In originale “Baumol cost desease”, la cui traduzione letterale dall’inglese è “malattia dei costi di Baumol”, 
ma che Trimarchi traduce con un più calzante “morbo di Baumol”.

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Televisione, cultura e cinema in Italia: analisi empirica dei trend di lungo periodo e relazioni intersettoriali

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Informazioni tesi

  Autore: Dario D'Antona
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Giovanni Pica
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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Parole chiave

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economia del cinema
economia della cultura
morbo di baumol
filiera cinematografica
economia della televisione
economia dell'editoria
finanziamento pubblico cultura
bene artistico
bene artistico-culturale
industria della creatività

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