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Cassa di Risparmio di Ravenna, edificio emblematico della cultura unificatrice dell’Italia di fine Ottocento: studio diagnostico dei prospetti

Estratto della Tesi di Marta Damiani

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18 stata realizzata nell’ambito delle modifiche finanziate dalla corte imperiale, dopo il 402 15 . L’antichità del tratto stradale corrispondente alle attuali vie Gessi-Gordini-Mariani è documentata, almeno nel tratto orientale, dal ritrovamento di alcune fistule dell’acquedotto antico. La continuità del tracciato è attestata inoltre, dalla collocazione di due strutture rimesse in luce l’una all’angolo delle vie A. Mariani e di Roma, e l’altra presso la via R. Gessi. In entrambi i casi i muri perimetrali degli edifici si trovano in linea con l’attuale percorso viario. Le fonti letterarie e documentarie sembrano non dubitare dell’esistenza di tale percorso anche se tracce archeologiche non sono state trovate. Il caput porticus, cioè l’attacco della strada porticata, si sarebbe trovato in prossimità della chiesa di S. Giustina (vicino all’odierno incrocio fra le vie Gessi e Canneti, dove si vedono i resti) poiché recava il significativo toponimo di “in capite portici bus”, e ciò viene menzionato in un papiro la cui stesura va collocata fra il 590 e il 602 16 . L’area interessata dagli scavi per la costruzione della Cassa di Risparmio si trova a meridione del percorso porticato. Certo è che le fonti ricordano, come si è detto, solo la presenza del caput porticus, e dei portici si parla solo ed esclusivamente in relazione alla chiesa di San Giorgio: la via porticata non è mai menzionata come un organismo urbano a se stante. Il più antico e noto documento che menziona la chiesa, col significativo titolo di diaconia, è del 959. Nei primi anni del XIV secolo la chiesa era affidata ad un membro del clero secolare ravennate, che ne era rettore. Nel 1335, il complesso di San Giorgio dei Portici, costituito dalla domus includente un hospitale, e dall’edificio di culto, fu dato in commenda ai membri dell’ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme (successivamente denominato ordine di Malta), insediatosi a Ravenna fin dal 1297. Nel XVII secolo, successivamente all’introduzione della Confraternita degli Ortolani, cui fu affidata, a partire dal 1612 l’officiatura, la chiesa fu restaurata 17 . L’edificio mantenne la sua struttura originale a navata unica, infatti si sostituirono solo i muri perimetrali degradati con dei nuovi collocandoli nella stessa posizione. L’edificio di culto era costituito da un vano della lunghezza di m 13 e dalla larghezza di m 5; le fonti informano che era dotato di tre altari e che la pala e il paliotto dell’altare principale 15 NOVARA P., Un tempio nomato dai portici, Danilo Montanari editore, Ravenna 2000, p. 55. 16 Ibidem. 17 ivi, pp. 9-12.
Estratto dalla tesi: Cassa di Risparmio di Ravenna, edificio emblematico della cultura unificatrice dell’Italia di fine Ottocento: studio diagnostico dei prospetti

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Cassa di Risparmio di Ravenna, edificio emblematico della cultura unificatrice dell’Italia di fine Ottocento: studio diagnostico dei prospetti

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Informazioni tesi

  Autore: Marta Damiani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze e Tecnologie per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali
  Relatore: Giuseppe Maria Bargossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 243

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