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Il trauma psicologico della guerra. Progetto per la creazione di un centro di ricerca e di assistenza psicologica per il personale militare impiegato in missioni operative.

Estratto della Tesi di Ileana Robbiati

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11 sperimentare una vita comunitaria fatta di relazioni estremamente intense in un ambiente strutturato e disciplinato ma allo stesso tempo solidale. Per questi giovani l’ambiente militare è un mondo di opportunità: possono contare su un reddito sicuro e piuttosto consistente, hanno la possibilità di lasciarsi alle spalle situazioni familiari problematiche, di viaggiare in giro per il per il mondo e di provare a se stessi di essere diventati uomini: coraggiosi, forti e indipendenti. Infatti, “Il processo si è evoluto come un rito di passaggio maschile” al punto che nelle moderne società occidentali l’arruolamento rimane probabilmente l’unica forma di iniziazione collettiva per trasformare i ragazzi in uomini. Alcuni osservatori sono giunti alla conclusione che “il primo compito delle forze armate è quello di insegnare la virilità e solo secondariamente quello di insegnare a fare il soldato” (Whitworth 2004). Questa forte, intima relazione tra militarismo e virilità è descritta molto bene dalle parole di David Morgan: “ Di tutti i luoghi dove la virilità è costruita, riprodotta e rappresentata quelli associati alla guerra e all’ambiente militare sono tra i più immediati. Nonostante cambiamenti politici, sociali e tecnologici di vasta portata, il guerriero sembra rappresentare ancora il simbolo chiave della mascolinità. Nelle statue, nei quadri di scene eroiche, nei fumetti, nei film popolari, la connotazione di genere è inevitabile. L’atteggiamento, l’espressione facciale, le armi suggeriscono aggressività, coraggio, capacità di essere violenti e una propensione al sacrificio. L’uniforme assorbe le individualità in una mascolinità generalizzata e fuori dal tempo che implica anche il controllo delle emozioni e la subordinazione ad una causa più grande” (Morgan n.d.). L’intero processo di iniziazione al mondo militare può essere analizzato in termini antropologici e archetipici. Incomincia con la separazione dell’“iniziato” dalla sua casa e dalla sua famiglia quando viene messo nel campo di addestramento con altri “iniziati” e con i suoi “mastri”. Durante questo periodo la sua personalità viene decostruita attraverso un duro programma di “indottrinamento” che ha lo scopo di rimuovere ogni traccia della sua precedente vita da civile e di acclimatarlo alle nuove pratiche e ai riti della vita militare (Jolly 1996). Mantenendo i contatti con il resto del mondo civile al minimo la recluta si deve sottomettere giorno e notte all’autorità dei suoi istruttori che praticamente esercitano un completo controllo su ogni aspetto della sua vita. Ogni simbolo di individualità è proibito, nessun indumento se non l’uniforme militare è permesso, nessun eccentrico taglio di capelli o ornamento è tollerato, nessuno è chiamato col proprio
Estratto dalla tesi: Il trauma psicologico della guerra. Progetto per la creazione di un centro di ricerca e di assistenza psicologica per il personale militare impiegato in missioni operative.

Informazioni tesi

  Autore: Ileana Robbiati
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
  Relatore: Alberto Giasanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

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