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No pasa nada soy erasmus: L'etnografia di un erasmus ad Alicante

Estratto della Tesi di Lucia Schettino

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Ricorderò sempre quei momenti vissuti, la gente che ho conosciuto, i quali la maggior parte probabilmente non rivedrò mai più, però una cosa è certa: resteranno indubbiamente nei miei ricordi nonostante i migliaia di chilometri di distanza, ognuno di loro mi ha dato qualcosa, e mi ha migliorato in qualche modo. Facendo un confronto tra aspetti positivi e aspetti negativi, posso dire che gli aspetti positivi dell’Erasmus sono sicuramente la sensazione di libertà che mi ha mandato fuori di testa, la quantità di nuovi amici che ho sparsi per il mondo i quali sarebbero pronti ad accogliermi a casa loro in qualunque momento, la quantità di viaggi fatti, i posti mozzafiato che ho visitato, mi sono innamorata di un ragazzo di un’altra nazionalità, ho mangiato cose che non avrei mai mangiato e ho fatto cose che nella vita “reale” non avrei mai fatto,e ho imparato una lingua straniera senza fare il benché minimo sforzo, solo bevendo qualche bicchierino in più che mi liberò dalla vergogna di provare a parlare in quella lingua di cui non sapevo assolutamente nulla, provando e riprovando a mettere insieme qualche frase di senso compiuto in quei momenti in cui l’alcool mi liberava dalle inibizioni, ma d’altronde l’erasmus è anche questo. “E’ normale anche l’esagerazione alcolica, che può aiutare a socializzare e serve a dimostrare di condividere almeno il contenuto del bicchiere con un’umanità proveniente da ogni angolo d’Europa 6 .” Mentre per quanto riguarda gli aspetti negativi dell’erasmus, al primo posto c’è sicuramente la quantità irrisoria della borsa di studio, che per quanto mi riguarda non era neanche pochissima perché ad Alicante la vita non costa tanto, ma in generale solo uno studente con alle spalle una famiglia benestante può permettersi quest’esperienza. Mentre invece la cosa che più fa male dal punto di vista psicologico, più di un brutto voto ad un esame, più di un litigio con i genitori o con un amico, è quando ti rendi conto che manca davvero poco alla fine, e tu non puoi fare nulla per impedirlo. Fui una degli ultimi ad andarsene, e vedevo Alicante sempre più vuota, anche se non lo era, è incredibile quanto un posto che ti ha regalato tanti ricordi e tante emozioni possa sembrarti vuoto e triste quando qualcuno ti manca,ragion per cui credo che la città del proprio erasmus la si inizi a guardare con occhi diversi una volta finita l’esperienza, “lo spazio del viaggiatore sarà così un non luogo.” 7 Questo perché durante l’erasmus qualsiasi posto lo sentivo mio, come se mi appartenesse, perché era il momento del mio viaggio, del mio erasmus, ma quando il periodo finì nulla più mi apparteneva, e sapevo che Alicante a breve sarebbe spettata ai nuovi erasmus. Essi esattamente come avevo fatto io il semestre prima, avrebbero sentito Alicante come la propria città, il proprio non-luogo, “esso non crea né identità né relazione, ma solitudine e similitudine, 6 Fiorella De Nicola, 2008, Antropologia dello studente erasmus, http://www.studenti.it/universita/inchieste/antropologia_erasmus_italia.php Consultato il giorno 13 Novembre 2014 7 Marc Augè, Non Luoghi, Bologna, Eleuthera, 2009: 81 9
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No pasa nada soy erasmus: L'etnografia di un erasmus ad Alicante

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Informazioni tesi

  Autore: Lucia Schettino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: scienze della formazione
  Corso: comunicazione interculturale
  Relatore: Pietro Meloni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

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