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L’importanza di rimanere padri in carcere: come sostenere e tutelare la relazione padre-figlio durante la detenzione

Estratto della Tesi di Ilaria Quaranta

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13 qualificarsi come fattori di esposizione ad un comportamento deviante. Lo Stato ha tra i suoi compiti quello di offrire in concreto occasioni e interventi per il sostegno del detenuto e della famiglia, al fine di favorirne il reinserimento e perseguire l'obiettivo del contrasto all'esclusione sociale. Lo Stato concretamente non può imporre al reo la rieducazione, ma deve sempre proporre interventi e percorsi di questo tipo: sarà il condannato stesso a decidere se aderirvi o rifiutarli. Tutto ciò si basa sull'assunto che la persona detenuta sia distinta dall'atto criminoso da lei commesso. Se non vi fosse una distinzione tra persona e comportamento sbagliato, non si potrebbe sostenere alcuna finalità rieducativa. Solo in quest'ottica, che trascende dalle convinzioni passate per cui si è criminali dalla nascita (come sosteneva Lombroso), si può pensare a un percorso riabilitativo che rispetti il diritto all'indennità, all'integrità psico-fisica, alla pratica religiosa, al lavoro, all'istruzione, alla salute, alla famiglia, alla socialità, eccetera. La vita in carcere perde così la connotazione di non-vita, di immobilità e staticità, per diventare un percorso dinamicamente volto a stimolare la rivisitazione critica del reato da parte del detenuto. Per questo scopo diventa fondamentale mantenere le relazioni familiari al di fuori del luogo di reclusione; se consideriamo la detenzione una parentesi della vita di quella persona, non possiamo tralasciare quello che fuori rimane. Viste le enormi difficoltà di risocializzazione che un detenuto incontra nella società, pare controproducente deteriorare i rapporti anche con quei punti di riferimento che potrebbero rendere piø semplice un reinserimento. Molto spesso la carcerazione porta però alla nascita di conflitti con i familiari e ad allontanamenti: proprio per questo serve investire risorse su nuovi progetti di sostegno, e su professionalità che, presenti nel settore penitenziario, potrebbero essere impiegate come mediatori della relazione tra il reo e la sua famiglia. 2. L'istituzione carceraria: da “sorvegliare e punire” a “rieducare e reinserire” Il termina carcere derivante dal latino coerceo, e significa letteralmente trattenere, contenere, che è l'idea dalla quale il carcere nacque. Nel tempo la visione del carcere e lo scopo della pena sono significativamente cambiati. Tracciare un quadro storico e sociale dell'istituzione carceraria e della pena in modo dettagliato esula dallo scopo dell'elaborato: ci si limita qui a dare notizia degli accadimenti e dei processi di trasformazione sociale e
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L’importanza di rimanere padri in carcere: come sostenere e tutelare la relazione padre-figlio durante la detenzione

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Quaranta
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Servizio sociale
  Relatore: Anna Zunino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

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