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A.D.1615: Palma alle armi

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Sociologia e Ricerca Sociale

Autore: Maria Silvia Campus Contatta »

Composta da 125 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 146 click dal 14/07/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Maria Silvia Campus

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Un altro motivo di discordia riguardava il secolare conflitto sui territori lungo il confine friulano tra Serenissima e Impero: nella bassa pianura friulana il confine non seguiva nessun elemento naturale, prestandosi a sconfinamenti e dispute territoriali. Vi erano stati diversi tentativi da parte veneziana di arrivare a una più razionale soluzione, che prevedeva la cessione di Monfalcone agli austriaci in cambio dei territori ad ovest dell'Isonzo, in modo tale che la linea del confine seguisse il corso del fiume. La conquista di Marano (1542) da parte di Venezia aveva però complicato ulteriormente la situazione che divenne ancora più ambigua e che portò ad incidenti di frontiera, come quelli accaduti nel 1592 e 1613 a Cervignano, dove soldati veneti avevano danneggiato un ponte e tentato di impedire la riscossione del dazio arciducale, o la distruzione delle saline di Trieste nel 1578. Episodi di questo tipo erano la manifestazione di quel clima di sospetto che da sempre intercorreva tra i due Stati, e la questione uscocca per Venezia era un ferita che si apriva sempre di più. Quello che tutti però speravano, e che ci si guardava bene dal dire, era la riconquista di Gradisca, persa nel 1511, e l'annessione dei territori austriaci posti nel territorio veneto dell'Isonzo. La rioccupazione della fortezza, in particolare, avrebbe significato l'ottenimento di una posizione strategica di grande vantaggio poiché essa, insieme alla neonata Palmanova, sarebbe divenuta il centro di un nuovo sistema difensivo difficilmente superabile. Nell'estate del 1615 gli attacchi uscocchi, appoggiati da milizie arciducali, si moltiplicarono nei centri dell'Istria con assalti giornalieri e gravi danni ai civili. A Venezia la classe politica era divisa: una parte dell'aristocrazia, guidata da Paolo Sarpi, attendeva un'occasione per schierarsi contro la Spagna ed entrare in guerra; l'altra parte, più vicina alla Chiesa, cercava di guadagnare tempo. 1.2.2. L'entrata in guerra L'11 agosto 1615 fu approvata, con pochi voti di scarto, una deliberazione che consentiva l'aggressione alle basi uscocche: i risultati più importanti si ebbero con la presa del castello di Novi, appartenente alla famiglia Frangipane accusata di proteggere i pirati di Segna, e della successiva distruzione delle saline di Zaule. Nel complesso, nonostante i blocchi navali sui porti arciducali, l'azione veneziana aveva portato a maggiori tensioni lungo i confini e un contrattacco uscocco. Il conte Frangipane era riuscito, a Graz, ad ottenere l'appoggio delle milizie croate comandate dal fratello e numerosi uomini. Nei giorni successivi, gruppi formati da soldati croati e uscocchi entrarono nel Monfalconese distruggendo i villaggi e, pochi giorni prima del Natale 1615, diedero inizi all'offensiva che portò, nel giro di poche settimane, a conquistare alcuni villaggi a ovest dell'Isonzo (Fig.2). 10
Estratto dalla tesi: A.D.1615: Palma alle armi