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Leandro Arpinati. Un gerarca fascista fra calcio e politica

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Filippo Ricciarelli Contatta »

Composta da 66 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 318 click dal 25/07/2016.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Filippo Ricciarelli

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9 all’entrata in guerra nel Maggio 1915 come nuovo alleato della Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia). Questo cambio di strategia fu dovuto principalmente alla debolezza della vecchia classe politica liberale di fronte alle pressioni dei socialisti, sempre più potenti dopo la riforma elettorale del 1911, e dei nazionalisti, Gabriele D’Annunzio in testa, che erano decisi ad impadronirsi delle ‘terre irredente’, cioè di quei territori stranieri nei quali vivevano comunità italiane desiderose di ricongiungersi con la propria patria. Mussolini cavalcò questi movimenti di opinione, facendo leva sul fatto che, grazie alle promesse dei nuovi alleati dell’Intesa, con la vittoria sull’arcinemico austriaco si sarebbe potuta completare la tanto attesa riunificazione nazionale riprendendo possesso di Trento e Trieste. Il triennio 1915-1918 dunque fu molto difficile per il paese, viste le aspettative descritte precedentemente: le sconfitte sul fronte del Piave e la pesante condizione della guerra di trincea smentivano profondamente le concezioni futuriste del conflitto bellico in sé, visto come teatro ideale per prove di orgoglio ed ardore mentre in realtà si andava letteralmente a morire per conquistare pochi inutili centimetri di terra. La disfatta di Caporetto del 24 Ottobre 1917 comportò la sostituzione del generale Luigi Cadorna con Armando Diaz e segnò il punto di svolta del fronte italiano, che riuscì, grazie anche all’aiuto americano (si consideri anche il contributo di Ernest Hemingway narrato nel suo capolavoro “Addio alle armi”), a recuperare i territori perduti e a far capitolare gli austriaci a Vittorio Veneto il 4 Novembre 1918, ponendo fine al conflitto; le condizioni di pace richieste dall’Italia (annessione di Trento, Trieste, Istria e Dalmazia al Regno D’Italia) però non vennero soddisfatte, a causa dell’intervento del presidente americano Woodrow Wilson e l’imposizione dei suoi famosi “14 Punti” nelle trattative di pace di Versailles, nullificando tutti gli accordi segreti stipulati preventivamente tra gli alleati. L’Italia era uscita vittoriosa, anche se il prezzo da pagare per sostenere l’industria bellica era stato altissimo in termini di costi economici e di vite umane, e il processo di ricostruzione e di risanamento graduale del paese venne turbato dai continui movimenti sociali originati dai reduci del fronte, poi dagli operai ed infine dai neonati gruppi fascisti. Mauro Grimaldi fa giustamente notare nella sua opera “Leandro Arpinati. Un anarchico alla corte di Mussolini.” che “(…) questo delicato periodo storico, si presta, almeno nella genesi iniziale, a più chiavi di interpretazione, molte delle quali finiscono per individuare la strumentalizzazione di questo movimento (il PNF) da parte dei grandi capitalisti e dei latifondisti agrari, contro i movimenti sindacali ed operai, beneficiando spesso della tolleranza degli organismi di governo e della polizia. Ed è proprio l’emergere di questo
Estratto dalla tesi: Leandro Arpinati. Un gerarca fascista fra calcio e politica