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Il settore della moda sostenibile. Il lancio di una nuova linea.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Bianca Bacchioni Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1689 click dal 09/09/2016.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Bianca Bacchioni

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17 marche, infatti potrebbe essere una strategia efficace mettere l'accento, ad esempio, sull'utilizzo di materiali riciclati e sulle caratteristiche d'epoca dei prodotti. In base a questo studio, non sembra quindi che i consumatori abbiano una conoscenza sufficiente della moda sostenibile, soprattutto riguardo alla conoscenza delle produzioni organiche e di quelle artigianali. 2.2.1 La moda sostenibile: dagli anni ‘90 a oggi È da un’idea rinunciataria che nasce, agli inizi degli anni ’90, per la prima volta nei mercati del Nord Europa, dell’area scandinava, della Germania e del Canada una tendenza alla moda sostenibile, sviluppando l'idea di una sostenibilità povera esteticamente, secondo cui bisogna rinunciare a qualcosa per essere sostenibili. Questa tendenza poneva l’accento sul rispetto della natura e sul valore del lavoro, mettendo in secondo piano uno dei tratti più caratteristici dell’industria fashion: l’originalità creativa accompagnata all’idea estetica (www.sogesnetwork.eu). Oggi i marchi low cost e i grandi brand di tutto il mondo sembrano muoversi verso una maggiore sostenibilità. H&M, il secondo più grande retailer del mondo (www.ecoblog.it), ha lanciato la sua Conscious Collection e tra le altre cose, dona indumenti in beneficenza e mira ad utilizzare materiali organici. Si è infatti impegnato, entro il 2020, ad utilizzare solo cotone proveniente da fonti sostenibili e ad eliminare gradualmente l'uso di sostanze chimiche tossiche per non inquinare le fonti di acqua (www.arche.it). H&M ritiene non vi sia alcun conflitto tra il vendere vestiti economici e migliorare l'ambiente e le condizioni di lavoro (www.ecoblog.it). Alcuni sostengono che la moda a basso prezzo non possa essere democratica, poiché pagare un prezzo molto basso per un vestito vuol dire alimentare la catena dello sfruttamento umano e dell'inquinamento ambientale, anche se Helena Helmersson direttore della sostenibilità per H&M ha dichiarato: «Vogliamo rendere la moda più sostenibile e democratica poiché non crediamo che la sostenibilità debba essere un lusso» (www.ecoblog.it). Ormai per le passerelle di tutto il mondo la sostenibilità è una prerogativa importante e si parla di stilisti emergenti ma anche di brands internazionali, come ad esempio - per citarne alcuni - Giorgio Armani, Stella McCartney e Karl Lagerfeld
Estratto dalla tesi: Il settore della moda sostenibile. Il lancio di una nuova linea.