Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'imposta municipale urbana, il ruolo del comune nell'ottica del federalismo fiscale

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Veronica Quattrocchi Contatta »

Composta da 90 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 158 click dal 21/12/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Veronica Quattrocchi

Mostra/Nascondi contenuto.
15 decreto della manovra economica, il ‘’salva Italia‘’ (D.L. 201/2011) non solo ha anticipato in via sperimentale l’Imu, ma ha impresso una notevole modificazione all’impianto preesistente, appena creato, dell’intera imposizione municipale. Le principali modifiche attengono: in primo luogo, all’assoggettamento all’imposta della ‘’prima casa 24 ’’; in secondo luogo, alla riserva a favore dello Stato e con versamento diretto ad esso, della ’’quota di imposta pari alla metà dell’importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli immobili, ad eccezione dell’abitazione principale e delle relative pertinenze …., nonché dei fabbricati rurali ad uso strumentale …., l’aliquota di base ….. Le detrazioni previste dal presente articolo, nonché le detrazioni e le riduzioni di aliquote deliberate dai comuni non si applicano alla quota di imposta riservata allo Stato di cui al periodo precedente’’. È ben possibile, dato il contesto in cui il provvedimento è maturato che queste due misure siano soprattutto ispirate ad esigenze di risanamento dei conti pubblici. Specialmente la riserva allo Stato di una quota del tributo locale pare mirata non solo a far ‘’riappropriare‘’ l’erario del gettito dell’IRPEF sui redditi fondiari dei beni non locati, assorbita dall’IMU, ma ad incrementare notevolmente le entrate rispetto alla situazione preesistente. Attualmente la legge di stabilità del 2013, legge n. 228/2012, ha previsto l’abrogazione della quota d’imposta statale, inizialmente attribuita dall’art 13, comma 11, del D.L. n. 201/2011, per le residue annualità di vigenza nella versione sperimentale del tributo comunale, con la sola eccezione di una quota pari allo 0,76% dell’imposta dovuta ai fabbricati di categoria catastale D. Il quadro delle novità del ‘’Decreto Monti‘’ che qui interessano va completato con altre due misure. La prima è costituita dalla istituzione della TARES, tributo comunale sui rifiuti e sui servizi applicabile dal 2013, con una norma (art. 14 d.l. cit.) che detta una disciplina più organica dei tormentati, vigenti prelievi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Una importante ‘’novità’’, che si riflette anche nella denominazione del tributo, è costituita dal fatto che esso è destinato non solo alla ‘’copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento, svolto in regime di privativa dai comuni’’, ma anche attraverso un’apposita maggiorazione, alla copertura ‘’dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni‘’. La seconda misura che qui interessa è l’istituzione di un’imposta patrimoniale sul valore degli immobili situati all’estero a qualsiasi uso destinati dalle persone fisiche ( art.19, commi 13 ss., d.l. cit.), cui si applicano in virtù di successive modifiche (art. 19, comma 15 bis), le detrazioni per l’abitazione principale analoghe a quelle previste per l’IMU (a conferma della natura omogenea dei due prelievi). 24 Trattandosi di un’autonoma iniziativa legislativa e non di un decreto di attuazione della legge di delega n. 42/2009, è stato possibile superare il divieto, posto da quest’ultima, dell’introduzione di un tributo analogo all’ICI sulla prima casa.
Estratto dalla tesi: L'imposta municipale urbana, il ruolo del comune nell'ottica del federalismo fiscale