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Il Tempo del Sogno. Riferimenti temporali nei contenuti onirici

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Claudio Colombo Contatta »

Composta da 33 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 808 click dal 24/02/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Claudio Colombo

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8 autoreferenziale, è una categoria concessa a priori che spiega l’assenza del bisogno di vedere, sentire, toccare il trascorrere di un’ ora, di un giorno, di un anno. A livello cerebrale il senso del tempo non è legato esclusivamente a un singolo organo, ma è correlato all’attivazione di più reti e aree cerebrali, che a seconda degli stimoli da elaborare funzionano più o meno separatamente, tanto che <> (Benini, 2012, p. 103). Le aree più importanti sembrano essere le regioni corticali pre-frontali, in particolare a destra, i lobi parietali, il cervelletto, la parte anteriore della corteccia cingolata, l’insula e i gangli della base. Un ruolo chiave sembra essere svolto dall’ippocampo, crocevia d’informazioni provenienti da circuiti differenti (vita emotiva, razionale e della coscienza). Inoltre nell’ipotalamo risiede ciò che i neurologi definiscono come un vero e proprio orologio biologico, sede del controllo dei cosiddetti ritmi circadiani, alla base della regolazione del sonno e della veglia. Lo studio del comportamento di pazienti con lesioni cerebrali è una dimostrazione indiretta dell’origine ne rvosa del tempo, così che pazienti con lesione del cervello in determinate aree mostrano distorsioni o perdita di questa categoria. Un esempio significativo è rappresentato dai soggetti colpiti da malattie degenerative, come il Morbo di Parkinson e affetti dalla Corea di Huntington, i quali presentano nel corso della degenerazione della malattia evidenti difficoltà nella stima temporale, arrivando spesso in ritardo e perdendo la capacità di valutare la durata di normali attività (Papagno, 2014). Lo studio del sonno permette di ottenere nuove conferme a favore della natura cerebrale dello scorrere degli eventi, tanto che il senso del tempo non solo è manifesto nella veglia, ma è anche presente in assenza di consapevolezza (Uchiyama, Tagaya & Aritake, 2004). Il fenomeno dell’autorisveglio può essere considerato come una dimostrazione della presenza di un orologio interno situato nel cervello, che rende possibile la stima d’intervalli temporali anche all’interno del sonno ( Aritake, Uchiyama, Tagaya et al., 2004). Numerose dimostrazioni provengono da studi condotti su più campioni provenienti da diverse popolazioni, che mostrano come ben il 70% degli esseri umani, aventi una motivazione rilevante ad alzarsi presto, si svegli a un’ora precisa del mattino dopo un s onno indisturbato senza sveglia, con uno scarto di circa quindici minuti rispetto all’ora prestabilita (Bell, 1980). Dato ancora più interessante è che circa 1/3 di questi si svegli dieci minuti prima che la sveglia suoni, e che addirittura 1/5 non utilizzi mai la sveglia. Preparare la sveglia prima di addormentarsi comporta l’allocazione di risorse attentive da parte del soggetto, con il conseguente aumento di corticotropina, ormone prodotto dall’ipofisi, nel sangue prima del risveglio (Born, Kirst en Hansen, Lisa Marshall et al., 1999). In uno studio del 1979 (Lavie, Oksenberg & Zomer) fu
Estratto dalla tesi: Il Tempo del Sogno. Riferimenti temporali nei contenuti onirici