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Rappresentazioni discorsive del corpo femminile

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Valentina Radaelli Contatta »

Composta da 39 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1140 click dal 24/03/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Valentina Radaelli

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10 Il corpo e i suoi bisogni divengono centrali con l’introduzione della seconda topica, in cui la psiche è strutturata in tre istanze, tra cui quella dell’Es, che comprende pulsioni libidiche e aggressive e con il concetto dello sviluppo psicosessuale, che ha origini nella primissima infanzia, dove importanti sono le diverse zone erogene. Freud afferma che “l’io è prima di tutto io corporeo” (1923) e che “la pulsione è al limite tra lo psichico e il somatico” (1905). In realtà non è Freud che si occupa specificatamente del rapporto tra corporeità e psiche, argomento che diviene centrale nel pensiero del suo allievo Reich. Secondo quest’ultimo non può essere utile una cura della mente senza una terapia del corpo, in altre parole oltre all’eliminazione di “blocchi psichici” deve esserci anche quella di “blocchi fisici” (Reich, 1933). Il suo allievo Lowen, introducendo la bio-energetica come strumento per riavvicinarsi all’armonia tra corpo, mente ed emozioni, si focalizza sull’assunzione di una maggior consapevolezza di sé e del proprio corpo (Lowen, 1975). In contrapposizione alla psicoanalisi emerge un nuovo approccio: il comportamentismo. Watson (1913) sceglie come oggetto di studi il corpo che agisce, si focalizza quindi sul comportamento, più osservabile in modo scientifico. La mente diviene dunque una black-box, non riuscendo a studiarne l’interno. I fenomeni psichici non vengono negati ma possono essere studiati solo dopo essersi focalizzati sul comportamento, poiché il pensiero deriva dall’azione. Negli anni ’60 il comportamentismo entra in crisi e, dallo schema stimolo-risposta, si passa a quello S-O-R dove l’attenzione è posta sull’organismo, l’uomo pensante, che funge da mediatore, e la mente ritorna dunque ad essere oggetto di studio. Nel cognitivismo il dualismo mente-corpo viene rifiutato, soprattutto se si fa riferimento al concetto di embodiment (Lakoff e Johnson, 1999) che sottolinea che “il pensiero deriva dai nostri corpi e dalle nostre esperienze corporee” (1999) e che la mente è incarnata, - come in generale lo è ogni aspetto della cognizione (Goschler e Darmstadt, 2005). All’inizio del XX secolo si afferma, prima in Europa poi negli USA, anche la psicologia sociale, che enfatizza l’intersoggettività, considerando il corpo un oggetto psicosociale specifico. Il sé, già plasmato secondo l’esperienza individuale e socio-culturale, viene intatti reso concreto nel contesto sociale grazie alla corporeità. L’aspetto individuale e sociale del sé sono cioè incarnati nel corpo diventando così più visibili e concreti (De Piccoli, 2010). Superando il dualismo cartesiano, poiché esiste un’interazione continua tra mente e corporeità, il sé sociale influenza il modo di percepire il corpo e di usarlo in relazione con gli altri e, viceversa, il corpo determina la natura della mente. La parte sociale del sé obbliga a riferirsi all’appartenenza ad un gruppo e a tutti i costrutti correlati, come l’adesione ai ruoli sociali e il confronto sociale. La percezione del corpo, che è espressione del sé, viene così plasmata in funzione del ruolo al quale l’individuo si conforma seguendo le aspettative del gruppo.
Estratto dalla tesi: Rappresentazioni discorsive del corpo femminile