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La percezione del terrore attraverso giornali e TV: da AL-QAEDA a ISIS

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze dell'informazione

Autore: Antonino Paviglianiti Contatta »

Composta da 88 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 636 click dal 24/03/2017.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Antonino Paviglianiti

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9 Come riportato in un articolo de “Il Fatto Quotidiano” (consultato 21/09/2016) 2 , gli utenti di Facebook, con i loro commenti, hanno dato una visione grottesca dell’opinione pubblica in relazione agli attentati di Parigi. Dando una lettura critica all’utilizzo di hashtag come #PrayForParis si può evidenziare il modo in cui molti non abbiano pregato per morti e feriti ma, piuttosto, per la loro idea di Parigi e non la sua reale situazione. Molti in Francia si vedono come membri di una nazione secolare sotto attacco da parte dei fondamentalisti religiosi: chiedere di pregare per loro era in qualche modo fuori luogo. 1.1.2. 140 caratteri sufficienti per raccontare una catastrofe Nell’analisi dei tre principali social network utilizzati per raccontare l’attentato del 13 novembre 2015 è importante mettere in luce in che modo l’utilizzo di Twitter sia, di gran lunga, meno popolare rispetto a Facebook. Questa difficoltà del social network va riscontrata, anzitutto, nella sua complessità: gli utenti hanno a disposizioni solamente 140 caratteri per esprimere il proprio pensiero e per cercare di “ammaliare” i propri follower. Il limite dei segni da utilizzare è il grande svantaggio, secondo la visione di un utente medio di Facebook, per l’utilizzo di Twitter. Il pensiero di doversi abituare ad avere uno spazio limitato nel quale incastonare i propri pensieri genera una vera e propria ansia da prestazione, tanto da far partire impaurito il nuovo iscritto al social. Premesso questo, sembra paradossale quanto accaduto durante la notte del 13 novembre 2015: Twitter è diventato il social più utilizzato, dai cinguettii si è mossa la solidarietà dei parigini con l’hashtag #porteouverte. L’idea, nata dal giornalista transalpino, Sylvain Lapoix, ha spinto i parigini ad aprire le porte della propria abitazione, ad attivare la posizione degli smartphone così da indicare, a chi si trovava in pericolo, i luoghi sicuri in cui rifugiarsi. L’hashtag, ri-twittato circa 90 mila volte in quelle ore e nei giorni a seguire, è diventato il simbolo dell’accoglienza e della solidarietà parigina. È successo lo stesso con un altro hashtag diventato popolarissimo in tutto il mondo: 2 J. Fo, “Attentati Parigi: su Facebook rissa sul terrore e la pace”, Il Fatto Quotidiano, http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/18/attentati-parigi-su-facebook-rissa-sul-terrore-e-la- pace/2227986/
Estratto dalla tesi: La percezione del terrore attraverso giornali e TV: da AL-QAEDA a ISIS