Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il ruolo dell'assistente sociale nell'ambito dell'autismo: l'esperienza della Casa dell'Autismo di Candelo

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Rosalinda Tumbiolo Contatta »

Composta da 54 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 790 click dal 28/04/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Rosalinda Tumbiolo

Mostra/Nascondi contenuto.
8 reazioni degli individui che si trovano a dover affrontare tale patologia. I problemi sociali che si trovano ad affrontare le persone affette da autismo vengono studiati da Schopler. I suoi studi riguardano i problemi che riguardano l’attenzione condivisa, il passaggio di attenzione da un oggetto a una persona, l’attaccamento sociale, la comprensione delle regole sociali, la capacità di interagire a turno, l’abilità di mantenere un argomento di conversazione e quella di interpretare indizi sociali come il tono di voce, l’espressione facciale, l’intonazione e il ritmo del discorso. E’ necessario comprendere sia i deficit sia i punti di forza di ogni singolo bambino, ed è altrettanto importante comprendere le circostanze ambientali nelle quali queste caratteristiche si mostrano: per esempio, un insegnante che usa uno schema della giornata realizzato in modo visivo può ottenere l’attenzione del bambino, mentre un altro insegnante che usa istruzioni verbali aumentando il volume della voce non ci riesce. Il primo programma globale per il trattamento e l’educazione dei bambini autistici o con handicap della comunicazione (Treatment and Education of Autistic and Communication Handicapped Children/ TEACCH), mosse i suoi primi passi nel 1966 ad opera dello psichiatra Eric Schopler e collaboratori presso il Dipartimento di Psichiatria della Facoltà di Medicina, a Chapell Hill, nel North Carolina. Questo programma sorge in risposta ai fraintendimenti circa la natura dell’autismo che derivano da chi seguiva le dottrine freudiane. La prima sperimentazione durò per un periodo di cinque anni, durante i quali si pensava che i bambini autistici si fossero chiusi in se stessi a causa di un’inconscia ostilità e rifiuto da parte dei loro genitori, che a loro volta venivano ritenuti ossessivi dal punto di vista intellettuale ed emotivamente freddi. Il trattamento “ideale” consisteva nell’allontanare i bambini a questi genitori ricoverandoli in un ospedale psichiatrico o in una scuola speciale ed escludendoli dalla frequenza della scuola pubblica. Durante i primi anni del TEACCH, l’esperienza clinica e di ricerca aiutò, autori come Schopler e Reichler 10 , a confutare queste credenze errate, dimostrando che l’autismo era prodotto da diverse cause biologiche e non derivava da un ritiro sociale causato dagli atteggiamenti negativi dei genitori. I genitori non erano la causa del disturbo, 10 SchoplerE. E Reichler R.J., “Parent sas cotherapists”, in Journal of Autism and Chilhood Schizopherenia, vol.1, n.87, 1971, p.102.
Estratto dalla tesi: Il ruolo dell'assistente sociale nell'ambito dell'autismo: l'esperienza della Casa dell'Autismo di Candelo