Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

I resti scheletrici umani di Su Sercone (Orgosolo)

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Facoltà di Biologia e Farmacia

Autore: Marco Sarigu Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 24 click dal 27/10/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Marco Sarigu

Mostra/Nascondi contenuto.
18 3. STUDI SCHELETRICI: INDICATORI GENETICI E ADATTATIVI Lo Studio dei reperti umani scheletri ha come finalità la ricostruzione dello stile di vita delle popolazioni passate, associate alla dieta e alla ricostruzione delle attività lavorative. Quando si va a studiare uno scheletro ci si avvale di due approcci, uno genetico e uno adattativo, riassunti in due classi di indicatori.  Indicatori a carattere genetico  Indicatori a carattere adattativo 3.1.INDICATORI A CARATTERE GENETICO Gli indicatori a carattere genetico comprendo l’insieme di quei caratteri che in natura permettono di descrivere e classificare i vari organismi viventi sia animali che vegetali sono suddivisi in due grandi categorie: caratteri continui (o quantitativi) e discontinui (o qualitativi). I primi sono così chiamati poiché sono caratteri sempre presenti e la variabilità è attribuita unicamente alla quantità intesa come dimensione. Per questo motivo vengono definiti caratteri metrici. La seconda categoria deve il proprio nome al fatto di avere come caratteristica una non continua presenza. I caratteri discontinui vengono denominati anche epigenetici e sono, secondo la definizione di Ossemberg (1969); Sjovold, (1973-1977), “varianti morfologiche del cranio e del post-cranio utilizzate come marcatori genetici nello studio delle popolazioni umane”. Questi caratteri erano già noti a Galeno, anatomista di epoca romana, ma la prima serie di osservazioni organiche si deve a Wormius, anatomista del XVII secolo. Questi notò come alcuni ossicini che per lo più interessavano le aree suturali e fontanellari del cranio si presentassero senza alcuna soluzione di continuità. L’annotazione di questo precursore dello studio di caratteri discontinui presenta ancora una sua attualità e valenza scientifica, tant’è che questi ossicini vengono denominati “ossicini wurmiani”. I primi elenchi di osservazioni di questi caratteri riguardano il distretto cranico (Chambellain, 1883; Russel, 1990: La Double, 1903); solo intorno agli anni Venti queste si estero anche alla dentizione (Hrdlicka, 1920) e successivamente al post-cranio (Finnegan, 1978). Il lavoro più importante è quello di A.C. Berry e R.J. Berry (1967), in cui vennero elencate trenta variabili discontinui del cranio, un po’ la sintesi delle centinaia di osservazioni fino ad allora descritte.
Estratto dalla tesi: I resti scheletrici umani di Su Sercone (Orgosolo)