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Start up: una nuova idea d'impresa. Il caso Eattiamo

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne

Autore: Simona Perin Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 632 click dal 04/10/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Simona Perin

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10 Il terzo profilo – che rappresenta il restante 30% – è quello delle start up guidate da imprenditori provetti e definite scalabili. I punti forti di questa tipologia si fondano sull’elevato livello di istruzione dei co-fondatori, su un solido background manageriale, sulla possibilità di operare in un ambiente lavorativo internazionale e stimolante (grazie ad un’ampia rete di conoscenze) e, soprattutto, sulla capacità di attrarre ingenti capitali. Ma l’elemento chiave individuato è l’eterogeneità dei co-fondatori, che danno vita ad un buon bilanciamento tra competenze tecniche e manageriali, indispensabili per lo sviluppo positivo dell’idea di business. Come conseguenza di tutti i vantaggi elencati, questo profilo sembra essere l’unico in grado di avere successo sin dai primi tempi successivi all’avvio. I settori dell’innovazione italiana Stando ai dati forniti dal rapporto di InfoCamere di settembre 2016, le start up innovative regolarmente iscritte all’apposita sezione del Registro delle Imprese sono 6.363 e rappresentano lo 0,4% del milione e mezzo di società di capitali presenti in Italia. Quanto ai settori di attività, la maggior parte di queste trova applicazione nel settore dei servizi alle imprese (70,52%) – produzione software e consulenza informatica (29,8%), attività di Ricerca&Sviluppo (14,7%) e servizi di informazione (8,1%); il 19,6% è rappresentato da quelle sviluppatesi nel settore industriale – produzione di computer o prodotti ottici/elettronici (3,8%), di macchinari (3,5%) e di apparecchi elettrici (2,2%); mentre il 4,4% è rappresentato dalle start up impegnate nel settore del commercio, inteso perlopiù come e-commerce, ovvero online. Per quanto riguarda invece i settori dell’innovazione che portano gli attori formali, italiani e stranieri, ad investire nelle start up nostrane, uno studio condotto dall’Osservatorio StartUp Hi-tech del Politecnico di Milano in collaborazione con Italia Startup ha rilevato che, delle 90 start up hi- tech che nel 2015 hanno usufruito di tali finanziamenti (per un ammontare complessivo di 147 mln di euro), il 75% appartiene al comparto digital, il 17% al life science&biotech e il 7% al cleantech&energy, mentre il restante 1% è attivo in altri ambiti hi-tech. La stessa analisi, inoltre, evidenzia come il sistema italiano delle start up presenti accentuate verticalità attorno ai settori tradizionali del Made in Italy – inesorabilmente rivisitati in chiave digitale (come quelli del foodtech e del winetech) – e rileva una crescita nel numero di start up ad altissimo potenziale in ambito life science&biotech e, con frequenza minore, nel cleantech&energy. La geografia delle start up in Italia V olendo indicare la caratteristica principale delle start up italiane, potremmo facilmente individuarla nella disomogeneità della loro distribuzione territoriale. Infatti, sebbene alcune difficoltà siano comuni da Nord a Sud, ci sono regioni che, per diversi motivi, hanno un terreno più
Estratto dalla tesi: Start up: una nuova idea d'impresa. Il caso Eattiamo