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Politica e società in Italia nel secondo dopoguerra

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Carlo Bernardi Contatta »

Composta da 119 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 256 click dal 08/11/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Carlo Bernardi

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14    In ogni caso, tutti pretendevano un ruolo più attivo da parte dello Stato nell’ambito dell’ordine pubblico e della giustizia, in modo da garantire l’attuabilità di una ripresa economica. Un’analisi più profonda della popolazione postbellica, evidenzia delle condizioni di vita della classe operaia drasticamente peggiorate, sia a livello rurale, sia a livello urbano. In effetti moltissimi italiani erano rimasti senza casa, i braccianti agricoli erano ridotti in miseria, il potere d’acquisto era fortemente diminuito e i disoccupati avevano raggiunto un numero elevatissimo. Ai fini di una più profonda comprensione delle condizioni di vita disagiate del mondo operaio, viene riportata la testimonianza di Angelo Fumagalli, operaio milanese (1945): “Il salario non bastava mai, era sempre una gabbia stretta. Se oggi si comprava con dieci, domani erano dodici, quindici. Per avere appena un po’ di respiro bisognava muoversi. Gli scioperi si accendevano facilmente, non c’era bisogno di volantini, un’assemblea e via, si passava la parola, si partiva… La prima grossa battaglia è stata quella della mensa, e non è stato facile spuntarla. I padroni non volevano cedere perché la mensa è una forma di salario differito. Si è dovuto ricorrere alla mediazione del prefetto. Per la mensa si pagavano 13 lire, 8 lire per un quarto di vino perché non era obbligatorio, 2 lire il primo e 3 lire il secondo, formaggio, mortadella o frittata. Era niente coi prezzi che correvano. Quasi tutto era ancora razionato, olio, burro e zucchero costavano come alla borsa nera. Si usava molto lardo perché era l’unico genere che non era scomparso. Carne una volta alla settimana, il sabato… Allora il modo di vivere era molto semplice; si andava in fabbrica a piedi o in bicicletta e dopo il lavoro al circolo o in casa. Sabato sera o domenica, cinema. Ma era già una fortuna lavorare. I disoccupati arrivavano da tutte le parti, c’erano manifestazioni ogni giorno davanti alle fabbriche. Un esercito che voleva entrare ma i cancelli erano stretti” 8 . Occorre precisare che queste dure condizioni di vita erano, almeno in parte, attenuate al Nord, grazie alla sensazione di potere che gli operai avevano acquisito durante la Resistenza e concretizzata attraverso i consigli di fabbrica operativi nelle aziende produttive. In tal modo gli operai del Nord riuscirono ad abbandonare il cottimo, in quanto accentuava le differenze tra i lavoratori, e a far rimuovere alcuni capireparto considerati ostili al movimento operaio. La situazione era profondamente differente al Centro e al Sud, dove gran parte della popolazione lavoratrice rimase insensibile agli appelli politici di tipo classista.                                                               8 G. Manzini, Una vita operaia, Torino, Einaudi, 1976, pp. 57-58.
Estratto dalla tesi: Politica e società in Italia nel secondo dopoguerra