Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

La dieta sostenibile per l'ambiente

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Gastronomiche

Autore: Paola Pellegrini Contatta »

Composta da 79 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 218 click dal 23/11/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Paola Pellegrini

Mostra/Nascondi contenuto.
1.3. Che cosa é la pesca pirata La pesca pirata o pesca illegale è un tipo di pesca non regolamentata che sta flagellando gli oceani di tutto il mondo. I pirati del mare si spostano da una zona di pesca all'altra, attraversando lunghi tratti di mare, con l'obiettivo di imbarcare a bordo quanto più pesce possibile, senza farsi nessuno scrupolo e senza fare selezione, per cui finiscono nelle loro grandi reti pesci non bersaglio come delfini, tartarughe marine, squali, cetacei e uccelli marini. Il caso più scandaloso di pesca illegale è rappresentato dalle spadare, un tipo di rete pelagica di enormi dimensioni che dovrebbe essere utilizzata solo per catturare pesce spada (da qui il loro nome), e che viene dispiegata in mare in modo che non sia tesa, rimanga lasca e vada fino alla deriva; essa fatalmente intrappola tutto ciò che si sposta nelle sue vicinanze, infatti queste reti sono anche chiamate “reti della morte”. Queste reti pelagiche sono vietate dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e dall'Unione Europea, ma i controlli che dovrebbero essere effettuati affinché non vengano utilizzate sono occasionali perché troppo costosi, per cui facilmente vengono ancora utilizzate, soprattutto nel Mediterraneo. Un’altra tecnica di pesca non sostenibile e illegale è la pesca a strascico, largamente praticata in Italia e nel Mediterraneo in generale, che consiste nel trainare con una o due barche attivamente una rete da pesca sul fondo del mare. Questa tecnica, oltre a catturare ogni tipo di pesce, distrugge i fondali spazzando via gli ecosistemi marini. Oltre ai pesci non bersaglio, essa cattura e spazza via gorgonie e coralli. I FAD (fishing aggregating devices) sono altri sistemi non sostenibili di pesca che consistono in galleggianti che attirano numerosi esemplari giovani di tonno, e insieme ad essi ogni altro genere di pesce. Ilpalamito o palangaro è anch'esso un metodo di pesca non sostenibile costituito da una lunga trave con numerosi braccioli più sottili, ognuno dei quali porta un amo con esca, e che può essere o ancorato al fondale oppure seguire le correnti. Non essendo selettivo esso effettua molte catture accessorie. 14
Estratto dalla tesi: La dieta sostenibile per l'ambiente