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L'innesto erbaceo in orticoltura aspetti agronomici e problematiche

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Agraria

Autore: Carmelo Ofria Contatta »

Composta da 75 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 114 click dal 19/12/2017.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Carmelo Ofria

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8 2. L’innesto erbaceo in orticoltura 2.1. Tecniche operative, aspetti fisiologici e vivaistici La tecnica dell’innesto erbaceo comprende delle fasi canoniche identificabili nella scelta dei bionti, esecuzione dell'innesto, attecchimento dell'innesto e acclimatazione delle piantine innestate. La scelta della modalità più idonea per l'esecuzione dell'innesto, dipende da una serie di fattori, spesso, interdipendenti tra loro, come ad esempio la specie da innestare, l'esperienza e la preferenza del vivaista, le strutture ed eventuali macchinari disponibili, nonché, il numero di piantine da innestare (Lee ed al., 2010). La buona riuscita dell’innesto è correlata a fattori fisiologici, genetici, anatomici e biochimici ma in particolare è legata alla compatibilità tra i bionti. Hartmann ed al. (2002) riportano che l'esito dell'innesto è strettamente legato alla vicinanza botanica tra i due bionti. La selezione del nesto e del portinnesto è necessario sia ben accurata e non può prescindere da un lavoro di ricerca preliminare, volto a ottimizzare la risposta vivaistica ed agronomica della piantina bimembre. L’innesto è ritenuto tecnicamente attecchito, se dopo la fase di acclimatazione il punto d'innesto sarà abbastanza resistente da non subire danni anche durante la fase di trapianto. Dal punto di vista fisiologico, l’innesto può essere definito attecchito, se il callo cicatriziale riesce a garantire la continuità dei fasci vascolari tra nesto e portinnesto, permettendo il passaggio dei flussi linfatici tra i due bionti. La problematica dell’affinità di innesto è parecchio complessa è può essere chiarita solo dopo aver provato in campo diverse combinazioni nesto-portinnesto. É noto come la maggiore affinità di innesto la si ottiene usando bionti con uguale diametro dell’ipocotile (Lee ed al., 2010). La scarsa o nulla affinità tra i bionti può mostrarsi in differenti stadi fenologici della pianta e con gradi di intensità differenti che vanno da una scarsa vigoria della pianta fino alla morte. Episodi di scarsa affinità di innesto con collasso della piantina sono stati rilevati nel melone, scegliendo come portinnesti Luffa cilindrica, Cucurbita maxima e Cucurbita moschata (Temperini ed al., 1999). Huh ed al. (2003), hanno dimostrato che l’anguria ha un'alta incompatibilità, con Cucumis metuliferus, Cucurbita moschata e Cucurbita martinezii, mentre gli ibridi di anguria (Knight, PI 271769 x Calhoun Gray, PI 299379, PI 296431) hanno manifestato grande affinità di innesto, con una crescita regolare ed uniforme della piantina e con una produzione ottimale sia dal punto di vista quantitativo, sia dal punto di vista qualitativo. Condizioni ambientali sfavorevoli (es. alte temperature) possono accentuare i fenomeni legati alla disaffinità di innesto, soprattutto se associate ad un'elevata allegagione come osservato da Edelstein ed al. (2004) in melone. Per questo motivo, piante di cetriolo allevate in serra durante la stagione fredda vengono comunemente innestata su C. ficifolia, mentre nel corso della stagione calda si preferisce
Estratto dalla tesi: L'innesto erbaceo in orticoltura aspetti agronomici e problematiche