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Le identità maschili: i processi di mutamento

Laurea liv.I

Facoltà: Sociologia

Autore: Martina Mapelli Contatta »

Composta da 45 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 127 click dal 10/04/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Martina Mapelli

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10 costituisce tramite la separazione, mentre la femminilità si determina grazie all’attaccamento. Raewyn Connell (2009) propone in merito una sua definizione secondo la quale il genere può essere inteso come una vera e propria struttura sociale, ovvero come insieme di pratiche quotidiane e attività tra gruppi sociali e istituzioni capace di influenzare profondamente i comportamenti individuali. Una prospettiva di questo tipo consente di andare oltre gli approcci psicologici che riducono il genere solamente ad una caratteristica personale. La nozione di genere, intesa come una configurazione sociale che governa le relazioni e le pratiche quotidiane ed è collegata a dinamiche di potere produttrici di differenze e disuguaglianze, è legata a quella di ruolo sessuale anche se non si sovrappone a quest’ultimo. È a Margaret Mead e alla teoria funzionalista di Talcott Parsons che si deve l’analisi sociale in chiave di ruoli sessuali, sulla base della divisione sessuale del lavoro all’interno della famiglia, distinguendo nettamente ruoli “maschili” di ordine strumentale e ruoli “femminili” di ordine espressivo. Parsons ritiene che il ruolo sessuale venga assimilato da ogni essere umano attraverso l’acquisizione di valori e comportamenti trasmessi da “agenti di socializzazione”, come la famiglia, la scuola e il gruppo dei pari. Questo approccio appare oggi problematico, in quanto va tenuto conto che i processi di mutamento sociale contemporanei e i movimenti sociali e politici concorrono a modificare e plasmare i caratteri e le aspettative dei ruoli di genere. Parsons rimanda la distinzione tra ruoli maschili e femminili ad una differenza legata alla funzione sociale; il ruolo maschile “strumentale” e quello femminile “espressivo”, a suo parere, emergono nelle dinamiche dei gruppi sociali. Lo studioso inserisce le concezioni freudiane sullo sviluppo infantile, affrontate in precedenza, nella sua teoria sulla socializzazione alle norme di ruolo, “continuando a trattare l’intero processo di genere come una conseguenza dei bisogni di integrazione e stabilità del sistema sociale” (Connell, 2006, p. 207). Anche la studiosa Joan Scott osserva che il genere è il primo ambito in cui si manifesta il potere e la formulazione di questo concetto così come quello di ruoli sessuali, nasce dal riscontro di uno squilibrio al suo interno (Scott, 1988). In natura le differenze tra i sessi hanno portato ad affermare una disparità storica che si manifesta, non solo, come
Estratto dalla tesi: Le identità maschili: i processi di mutamento