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Migrazioni e seconde generazioni: uno sguardo autoetnografico

Estratto della Tesi di Zenab Muhammad

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13 coloniali, evidenziando il fattore secondo cui nelle zone tribali è cospicua la scarsità di manodopera maschile a causa delle migrazioni verso centri urbani sviluppati sotto il controllo dei coloni. Pertanto questo è un aspetto negativo della migrazione. Questi studi di etnografia hanno rivelato che le mobilità umane verso i paesi “sviluppati” è dovuto in particolar modo alle diversità socio-economiche tra il paese di appartenenza e quello ospitante; l’obiettivo per ogni migrante è di cercare un lavoro, sostanzialmente si trattano di lavori sottopagati, pesanti e per giunta anche pericolosi. Avere in possesso il documento di soggiorno o meno nel paese di arrivo è un fattore di gran rilevanza, mentre quando il migrante vive in condizioni irregolari le opportunità lavorative sono ristrette a meno che il datore di lavoro decida di reclutare “a nero” i suoi dipendenti; non essere in possesso dei necessari documenti comporta la non garanzia di qualsiasi genere di diritto, sanitari in modo particolare, nel paese ospitante. Gli ambiti di maggior influenza di lavoratori stranieri è quello dell’edilizia; gli studi empirici mostrano che in molti specifici settori di reclutamento c’è una forte domanda di occupazione delle comunità immigrate accompagnate da discriminazioni offerta da datori di lavoro e dalla società d’arrivo (Capello, Cingolani, Vietti, 2014). 1.3 Integrazione e conseguenze Secondo le tesi degli antropologi delle migrazioni, le migrazioni causano perdita e/o trasformazione dell’identità a seguito dell’impatto con la nuova società industrializzata e moderna, la cultura occidentale. William Watson, sosteneva la teoria secondo cui il movimento migratorio dalle zone rurali verso miniere delle colonie in Rhodesia non avrà mai fine, la maggior parte delle persone emigrava temporaneamente in cerca di lavoro per poi ritornare a condurre la propria vita nel luogo di origine. Spesso, molti migranti sono intenzionati a migrare altrove, racimolare risparmi e ritornare, infatti il ricercatore sottolineava l’esistenza di una vera e propria cultura della migrazione, un’abitudine sociale e istituzionalizzata di tutti gli uomini provenienti da aree prevalentemente povere. Malgrado i forti legami tra i migranti e la propria origine, dietro vi è anche l’insicurezza del migrante stesso di una possibile mancanza di lavoro con reddito ragionevole nelle città di arrivo, poiché per loro sono riservati solo lavori sottopagati e pesanti per cui il rifiuto può comportare il ritiro a
Estratto dalla tesi: Migrazioni e seconde generazioni: uno sguardo autoetnografico

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Migrazioni e seconde generazioni: uno sguardo autoetnografico

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Informazioni tesi

  Autore: Zenab Muhammad
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Gianluca Gatta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

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