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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

Estratto della Tesi di Elisa Righetti

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Estratto dalla tesi: Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea
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impreparati spiritualmente e senza il tempo di potersi pentire dei propri peccati. Per questo 
motivo si preferisce una morte lunga ed agonica, in cui il malato ha il tempo di redimersi dai suoi 
peccati e di sfuggire alle ultime tentazioni demoniache. Ed è proprio in questo trionfo del bene, in 
cui gli angeli aiutano il defunto a sopraffare i demoni che vogliono trascinare la sua anima negli 
inferi, che i cristiani identificano la buona morte. Questa lotta tra forze angeliche e demoniache la 
troviamo in numerose culture, non solo in quella cristiana, ed è spesso compito dei parenti aiutare 
l’anima dell’agonizzante tramite le procedure previste dal rispettivo rito. 
La malamorte poteva anche essere motivo di una lunga agonia. Quando questa si prolungava più 
del previsto poteva significare che il malato aveva ancora qualcosa in sospeso da risolvere o che 
magari non aveva ancora fatto ricorso alla confessione dei propri peccati e alla penitenza. Chi 
moriva nel peccato non poteva essere seppellito in terra consacrata, cosa che purtroppo avveniva 
anche fino a poco tempo fa, basti pensare che solo nel 1983 Papa Giovanni Paolo II abolì il divieto 
di sepoltura per chi si fosse spento in malamorte, compresi i bambini non battezzati. La posizione 
della Chiesa riguardo al suicidio è ancora molto rigida, basti pensare che essa nega perfino 
l’eutanasia, motivo per cui i funerali di Pier Giorgio Welby – il quale richiese di staccare il 
respiratore artificiale dopo anni che soffriva di distrofia muscolare – non vennero celebrati 
secondo il rito cattolico. 
Come conseguenza di questa preoccupazione cristiana riguardo il morire bene troviamo le ars 
moriendi illustrate. Si tratta di due scritti latini della prima metà del XV secolo – in seguito tradotti 
in tutta Europa – dove vengono suggerite le procedure atte a comportare una buona morte. Nelle 
illustrazioni possiamo vedere la lotta del malato contro il demonio o diversi demoni – che in 
genere si trovano al suo capezzale. Essi rappresentano le tentazioni e talvolta può anche apparire 
la morte con la sua falce in mano. 
Nonostante al giorno d’oggi malamorte, bella morte e lotta del defunto tra angeli e demoni non 
siano più fonte di notevole preoccupazione vi sono ancora, nella cultura popolare, la memoria di 
esse, le quali vanno ad influenzare il nostro immaginario collettivo. Da qui alcune credenze 
folkloriche che sono rimaste fino a pochi decenni fa ed alcuni proverbi locali legati ad esse. 
 
 
1.6 L’anima del defunto 
 
Il concetto di anima esiste fin dall’antichità ma è con Socrate che viene identificata come essenza 
dell’uomo. Questi si identifica grazie ad essa, che è unica e consente all’individuo di agire secondo 
un’etica. Col termine greco psyché si designano sia l’anima che la mente perché la capacità umana 
di agire secondo la coscienza è legata alla razionalità conferita dall’anima, che permette all’uomo 
di contraddistinguersi come essere pensante e che agisce secondo l’etica morale. Secondo Socrate 
l’anima è immortale ma ciò viene approfondito in seguito, in maniera più dettagliata e secondo 
fondamenti metafisici da Platone, nel suo scritto Fedone. Con l’avvento del Cristianesimo 
l’immortalità dell’anima trova fondamento nella resurrezione di Cristo e nei secoli seguenti 
religione e credenze popolari vanno a mescolarsi creando talvolta confusioni e contraddizioni. 
Secondo il Cristianesimo medievale l’anima è immortale e al suo distacco dal corpo, cioè dopo il 
decesso, viene sottoposta al giudizio particolare. Con questo si intende che a seconda della qualità 
dell’anima essa potrà essere direttamente assunta in Cielo o precipitare negli inferi, o altrimenti 
essere sottoposta ad una purificazione a seconda dei peccati commessi. Questa condizione 
permarrà fino alla seconda venuta di Cristo, cioè la fine del mondo. A questo punto l’anima sarà 
sottoposta al giudizio universale, per stabilire definitivamente se sarà beata o dannata per 
l’eternità. Secondo queste affermazioni, teoricamente, è impossibile per l’anima del defunto fare 
ritorno sulla terra o manifestarsi ai viventi. Ciò è in netta contraddizione con le credenze popolari

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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Righetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Pittura
  Corso: Pittura
  Relatore: Matteo Chini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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