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Iago da Giraldi a Shakespeare

Estratto della Tesi di Alice Micrani

Estratto dalla tesi: Iago da Giraldi a Shakespeare
Il protagonista però non è solo Otello il Moro bensì il Moro di Venezia. Il mondo 
culturale inglese di allora guardava all’italiano come una lingua stilisticamente 
completa da usare come modello (Perocco 2013: 34). Shakespeare stesso sembrava 
amare moltissimo l’Italia, pur non essendovi mai stato, al punto da ambientare molti 
dei suoi testi nella penisola mediterranea e ben due di essi a Venezia. Il mito della 
Serenissima che aveva spinto Giraldi ad ambientare la novella nella città lagunare 
godeva in Inghilterra di un riverbero ancor più potente. La città si era guadagnata la 
fama di centro di commercio, ricchezza, tolleranza razziale e religiosa e luogo di 
giustizia severa ed imparziale. Certamente l’Italia godeva di gran fascino agli occhi 
degli elisabettiani, o anche solo nell’immaginario collettivo dell’epoca, ma  la 
Serenissima in particolare era sia il soggetto di un’attrazione fascinosa che l’oggetto 
di sospetto sprezzante. La città, che si profilava come la più grande nemica da battere 
nella lotta per la supremazia del commercio nel Mediterraneo, veniva dipinta sia 
come luogo d’arte, di sfarzo e lusso, sia come centro di vizi e costumi lascivi, 
suscitando il sospetto per gli italiani emigrati per lavoro in Inghilterra. Spesso 
scoppiavano risse per le strade della capitale contro gli stranieri accusati di barare sui 
prezzi e sulle tasse d’importazione (Allen Brown, 2004:152). Come e in che modo 
Shakespeare sia venuto a conoscenza degli Ecatommiti e i problemi filologici legati a 
questo problema non verranno trattati in questa sede ma ciò che preme dimostrare è 
che l’opera di Giraldi abbia fornito al drammaturgo elementi di grande interesse per 
attrarre spettatori a partire dal solo titolo.
  Vediamo ora il contenuto della tragedia, ricordando che la drammatizzazione di una 
novella richiede accorgimenti necessari alla rappresentazione teatrale. Prima di tutto, 
poiché un nome può rimanere più facilmente nella memoria del pubblico, nominare i 
personaggi facilita l’identificazione tra attore e personaggio e rende servizio a quella 
ovvia ricerca di verosimiglianza propria del teatro. Shakespeare si prende la libertà di 
battezzare a proprio piacimento gli anonimi personaggi giraldiani: il Moro diventa 
Otello, l’Alfiero risponde al nome di Iago, sua moglie a quello di Emilia e il capitano 
viene chiamato Cassio. Disdemona, unico nome della novella, viene ribattezzata 
Desdemona, non è chiaro se per trasformazioni fonetiche dalla traduzione della 
novella, per errore dei copisti della tragedia o per semplice capriccio del 
drammaturgo. Mettere in scena una novella di poco più di cinque pagine e fare in 
modo che la rappresentazione duri circa due ore
8
 rende difficile la vita del 
8
 Innocenti ipotizza che molti drammaturghi scrivevano in funzione della durata di non più di due ore, 
forse per la necessità legata al bisogno di luce naturale, unica fonte luminosa dei teatri elisabettiani 
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Iago da Giraldi a Shakespeare

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Informazioni tesi

  Autore: Alice Micrani
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Mariacristina Cavecchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

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