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L'innesto erbaceo in orticoltura aspetti agronomici e problematiche

Estratto della Tesi di Carmelo Ofria

Estratto dalla tesi: L'innesto erbaceo in orticoltura aspetti agronomici e problematiche
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2. L’innesto erbaceo in orticoltura 
2.1. Tecniche operative, aspetti fisiologici e vivaistici 
La tecnica dell’innesto erbaceo comprende delle fasi canoniche identificabili nella scelta 
dei bionti, esecuzione dell'innesto, attecchimento dell'innesto e acclimatazione delle 
piantine innestate. La scelta della modalità più idonea per l'esecuzione dell'innesto, dipende 
da una serie di fattori, spesso, interdipendenti tra loro, come ad esempio la specie da 
innestare, l'esperienza e la preferenza del vivaista, le strutture ed eventuali macchinari 
disponibili, nonché, il numero di piantine da innestare (Lee ed al., 2010). La buona riuscita 
dell’innesto è correlata a fattori fisiologici, genetici, anatomici e biochimici ma in 
particolare è legata alla compatibilità tra i bionti. Hartmann ed al. (2002) riportano che 
l'esito dell'innesto è strettamente legato alla vicinanza botanica tra i due bionti. La 
selezione del nesto e del portinnesto è necessario sia ben accurata e non può prescindere da 
un lavoro di ricerca preliminare, volto a ottimizzare la risposta vivaistica ed agronomica 
della piantina bimembre. L’innesto è ritenuto tecnicamente attecchito, se dopo la fase di 
acclimatazione il punto d'innesto sarà abbastanza resistente da non subire danni anche 
durante la fase di trapianto. Dal punto di vista fisiologico, l’innesto può essere definito 
attecchito, se il callo cicatriziale riesce a garantire la continuità dei fasci vascolari tra nesto 
e portinnesto, permettendo il passaggio dei flussi linfatici tra i due bionti. La problematica 
dell’affinità di innesto è parecchio complessa è può essere chiarita solo dopo aver provato 
in campo diverse combinazioni nesto-portinnesto. É noto come la maggiore affinità di 
innesto la si ottiene usando bionti con uguale diametro dell’ipocotile (Lee ed al., 2010). La 
scarsa o nulla affinità tra i bionti può mostrarsi in differenti stadi fenologici della pianta e 
con gradi di intensità differenti che vanno da una scarsa vigoria della pianta fino alla 
morte. Episodi di scarsa affinità di innesto con collasso della piantina sono stati rilevati nel 
melone, scegliendo come portinnesti Luffa cilindrica,  Cucurbita maxima e  Cucurbita 
moschata (Temperini ed al., 1999). Huh ed al. (2003), hanno dimostrato che l’anguria ha 
un'alta incompatibilità, con Cucumis metuliferus, Cucurbita moschata e Cucurbita 
martinezii, mentre gli ibridi di anguria (Knight, PI 271769 x Calhoun Gray, PI 299379, PI 
296431) hanno manifestato grande affinità di innesto, con una crescita regolare ed 
uniforme della piantina e con una produzione ottimale sia dal punto di vista quantitativo, 
sia dal punto di vista qualitativo. Condizioni ambientali sfavorevoli (es. alte temperature) 
possono accentuare i fenomeni legati alla disaffinità di innesto, soprattutto se associate ad 
un'elevata allegagione come osservato da Edelstein ed al. (2004) in melone. Per questo 
motivo, piante di cetriolo allevate in serra durante la stagione fredda vengono 
comunemente innestata su C. ficifolia, mentre nel corso della stagione calda si preferisce

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L'innesto erbaceo in orticoltura aspetti agronomici e problematiche

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Informazioni tesi

  Autore: Carmelo Ofria
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e Tecnologie Agrarie
  Relatore: Giovanni Iapichino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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