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Le discriminazioni di genere nel rapporto di lavoro

Estratto della Tesi di Benedetta Chieie

Estratto dalla tesi: Le discriminazioni di genere nel rapporto di lavoro
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direttiva 76/207/CE relativa ai divieti di discriminazione per motivi di 
genere nell’accesso all’impiego, nella formazione e nella carriera, fino 
alla sospensione e cessazione del rapporto, includendo in generale 
tutte le differenziazioni ingiustificate nelle condizioni di impiego.  Si 
tratta in sostanza della messa a punto della definizione di 
discriminazione diretta fondata sul genere che, con l’attuale 2° comma 
dell’art. 2 della direttiva 76/207, così come modificato dalla direttiva 
2002/73, trova per la prima volta la sua definizione nella seguente 
enunciazione: “situazione nella quale una persona è trattata meno 
favorevolmente in base al sesso di quanto sia, sia stata o sarebbe 
trattata un’altra in una situazione analoga”. All’origine della 
formulazione di queste direttive, che allargano in maniera significativa 
il concetto di discriminazione, possiamo individuare sia un rece- 
pimento a livello comunitario di una sensibilità sociale più attenta ai 
gruppi portatori di tali differenze, sia motivazioni di contingenza 
storica. L’estensione dell’ambito della direttiva medesima, che copre 
non solo le discriminazioni sul lavoro, ma anche quelle in materia di 
protezione sociale, come sicurezza sociale, salute, educazione, accesso 
e erogazione di servizi, rende il messaggio ancora più efficace.  
 
Ultimo atto comunitario in tema di discriminazioni per motivi di 
genere è costituito dalla direttiva 2006/54/CE c.d. “di rifusione”, 
riguardante l’attuazione del principio di pari opportunità e della parità 
di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione ed 
impiego. Il decreto prevede il divieto di discriminazione per ragioni 
connesse al sesso, allo stato di gravidanza, di maternità o paternità, 
anche adottive; vengono garantiti l'accesso al lavoro, la parità di 
trattamento economico per la medesima mansione, la mobilità 
verticale nella carriera; vengono inclusi, tra i fattori discriminanti, i 
trattamenti di sfavore subiti da chi ha rifiutato comportamenti 
indesiderati o molestie sessuali, espresse a livello fisico, verbale o non 
verbale, che violano la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e 
creano un clima intimidatorio e offensivo. Sanzionabili anche le 
discriminazioni cosiddette "indirette", ossia quelle provocate da

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Le discriminazioni di genere nel rapporto di lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Benedetta Chieie
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi dell'Aquila
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Pietro Lambertucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

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Parole chiave

giurisprudenza
diritto del lavoro
discriminazione di genere
azioni positive
parità
tutela antidiscriminatoria
pari opportuinita'
donna e mondo del lavoro

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