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Dal PCI al PDS. Il caso pavese

Estratto della Tesi di Claudio Pasi

Estratto dalla tesi: Dal PCI al PDS. Il caso pavese
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partito, e questo permetterà l‟incorporazione di molti elementi del partito originario 
all‟interno della rinata organizzazione comunista
47
. Le principali innovazioni 
organizzative che il segretario Togliatti portò avanti con la formula del „partito nuovo‟ 
furono essenzialmente due: l‟ampliamento tipologico delle cellule di base del partito – 
che superano le tradizionali cellule d‟impresa – e la minor rigidità nel proprio 
reclutamento
48
. 
Questo nuovo modello partitico fu alla base del carattere peculiare del PCI nel 
panorama dei partiti comunisti europei. 
Seguirono, come già detto, numerose articolazioni dei fini. La prima fu del 1956, 
con un grande rinnovamento della classe dirigente. Come riassume Poggi 
 
Nell‟insieme la caratteristica principale del PCI nel periodo 1951-1956 sembra 
essere una sostanziale stabilità in termini di forza organizzativa e di assetto 
strutturale. Ma col passare del tempo l‟atteggiamento di “chiusura” tipico dei primi 
anni del ‟50 non sembra sia sufficiente a frenare i sintomi di stanchezza e la graduale 
erosione delle posizioni acquisite. L‟apparato organizzativo non più sorretto dallo 
slancio che ne aveva caratterizzato la costituzione e privo di mete salienti e occasioni 
eroiche finisce con rinchiudersi in una attività di routine fine a se stessa e sarà solo lo 
shock degli avvenimenti nel campo comunista che spingerà il PCI ad entrare con 
l‟VIII Congresso nella fase del “rinnovamento”.
49
 
 
Fu Togliatti stesso a guidare questo processo, sostenendo con l‟VIII Congresso la 
nuova generazione di leaders periferici e al tempo stesso garantendo per ampi settori 
della vecchia generazione. 
L‟VIII Congresso portò così il più grande ricambio generazionale nel Comitato 
Centrale mai avvenuto: il 56,4% dei suoi membri era alla prima esperienza in quella 
sede. Insieme alla composizione della coalizione dominante, cambiarono anche 
l‟ordine organizzativo e la fisionomia del partito. La teoria del policentrismo diventò la 
dottrina del partito, che adottò la linea della “via italiana al socialismo”, procedendo 
così alla più classica delle articolazioni dei fini. 
L‟articolazione del 1956 è solo un esempio di come il PCI fosse in grado di 
rinnovare se stesso e le proprie politiche per adattarle alle necessità sociali e cultuali 
                                                 
47
 Ivi, pp. 158-159. 
48
 Non a caso, mentre il rigido PCF raggiunge nel 1946 il massimo di 800.000 iscritti, il PCI poté 
contare su una base di 1.800.000 iscritti, puntando a superare il tetto dei 2.000.000. Ivi, p. 159. 
49
 G. POGGI (a cura di), L‟organizzazione partitica del PCI e della DC, Bologna, il Mulino, 1968, p. 76.

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Dal PCI al PDS. Il caso pavese

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Informazioni tesi

  Autore: Claudio Pasi
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Pier Angelo Lombardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 244

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