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Valutazione d’impatto della riduzione di EPL sulla composizione della forza lavoro: evidenza dall’Italia

Estratto della Tesi di Filippo Passerini

Estratto dalla tesi: Valutazione d’impatto della riduzione di EPL sulla composizione della forza lavoro: evidenza dall’Italia
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di licenziare e assumere e dunque si osserva un aumento dei flussi sia in ingresso che in 
uscita. L’effetto sui livelli di occupazione è teoricamente nullo, così come necessariamente 
sui flussi netti. Sui flussi lordi invece ci si aspetta un impatto significativo, che ne 
incrementa l’intensità e la variabilità. Su questo aspetto la letteratura accademica e empirica 
sono concordi quasi del tutto. Una riduzione dell’EPL tuttavia ha teoricamente altri risvolti 
positivi come ben spiegato dal modello teorico di Schivardi (Schivardi, 2000), cioè un 
aumento dell’efficienza dell’allocazione della forza lavoro, da cui deriva maggiore 
produttività, profitti per le imprese e dunque nel complesso un aumento aggregato di 
produzione. Da un punto di vista teorico questo è stato provato – tra i tanti - da Bertola 
(1990); Bentolila & Bertola (1990) e Schivardi (2000). Da un punto di vista empirico invece 
alcuni dei lavori principali in merito sono stati i seguenti: Kugler & St Paul (2004); OECD 
(2004) e – specifici sulla realtà italiana - Kugler & Pica (2008) sulla riforma del mercato 
del lavoro italiana del 1990 e Fana et al. (2015), Sestito & Viviano (2018) e Boeri & 
Garibaldi (2019) sul Jobs Act. In particolare, gli ultimi tre lavori hanno provato – con 
strumenti e dati diversi – ha dare una valutazione complessiva dell’impatto della riforma in 
questione sul mercato del lavoro, sotto diverse dimensioni. Fana e coautori in un primo 
lavoro descrittivo tramite dati aggregati hanno concluso che il Jobs Act abbia fallito nel 
raggiungere il suo obbiettivo principale: l’aumento dell’occupazione è stato modesto, 
associato prevalentemente a lavori di bassa qualità e a tempo determinato e non ha risolto 
se non in minima parte uno dei principali problemi dell’economia italiana, cioè l’elevato 
tasso di disoccupazione giovanile. Inoltre, tra riforma dell’EPL e incentivi all’introduzione, 
gli autori argomentato che questi modestissimi effetti sono stati pagati a caro prezzo. 
Tuttavia, il lavoro è di brevissimo periodo e non utilizza microdati a livello di impresa, ne 
dispone di alcuna tecnica controfattuale a differenza invece dei successivi due. Questi 
invece hanno trovato risultati analoghi e – grazie all’uso di tecniche di valutazione 
controfattuale e di microdati amministrativi - più robusti, sintetizzabili nei seguenti punti: 
un aumento significativo dei flussi sia in entrata che in uscita a livello di impresa di e sia 
delle assunzioni a tempo indeterminato che delle trasformazioni, associate tuttavia in larga 
maggioranza all’effetto degli incentivi piuttosto che alla mera riduzione dell’EPL. In 
sintesi, questi due lavori hanno verificato come l’intero pacchetto di riforme in esame abbia 
contribuito a aumentare stabilità e assunzioni a TI, ma non dicono nulla di definitivo 
sull’effetto che ha avuto al netto di entrate ed uscite per impresa né suoi livelli 
occupazionali che, come mostrato dai dati aggregati, sono aumentati nel periodo in esame.

Estratto dalla tesi:

Valutazione d’impatto della riduzione di EPL sulla composizione della forza lavoro: evidenza dall’Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Filippo Passerini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Scienze Statistiche ed Economiche
  Relatore: Fabio Berton
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 47

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